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Liberi da vincoli

Strage discoteca Lanterna Azzurra: pena più alta a Di Puorto (12 anni e 4 mesi) figlio di un esponente dei Casalesi

C’è anche il figlio di un esponente dei Casalesi fra i giovani condannati per la strage in discoteca nelle Marche avvenuta lo scorso anno. Il verdetto con rito abbreviato ha riguardato 6 giovani ritenuti colpevoli di omicidio preterintenzionale, oltre che di furto, rapina e lesioni, per la strage nella discoteca Lanterna Azzurra di Corinaldo (Ancona), ma non di associazione per delinquere: cinque minorenni e una madre 39enne morirono nella calca generata da spruzzi di peperoncino per commettere furti con strappo nel locale.

Sei giovani poco più che ventenni, originari della Bassa Modenese, sono stati condannati ad Ancona con rito abbreviato dal GUP Paola Moscaroli a pene comprese tra 10 anni e 5 mesi e 12 anni e 4 mesi. Gli imputati, la cosiddetta ‘banda dello spray‘, ha statuito il giudice, che ha escluso il reato associativo, agirono in concorso per depredare ragazzini in attesa dell’esibizione in dj set di Sfera Ebbasta, spruzzando la sostanza urticante; e commettendo così anche un delitto preterintenzionale, cioè volontà di ledere ed effetto di uccidere.

L’ultimo ad entrare in aula è stato Ugo Di Puorto che per l’accusa era il capo della «banda dello spray», colui che quella notte fa spruzzò la sostanza al peperoncino che rese l’aria irrespirabile all’interno del locale e costrinse la maggior parte degli avventori a lasciare velocemente il locale. Ugo Di Puorto, 19 anni, è figlio di Sigismundo Di Puorto, detto Sergio, arrestato nove anni fa per i suoi legami con il clan dei Casalesi e ancora in carcere.

La pena più alta, 12 anni e 4 mesi, inflitta a Ugo Di Puorto e Raffaele Mormone. Le altre condanne: 11 anni e 6 mesi ad Andrea Cavallari, 11 anni e 2 mesi a Moez Akari, 10 anni e 11 mesi a Souhaib Haddada e 10 anni e 5 mesi a Badr Amouiyah. I PM Paolo Gubinelli e Valentina Bavai avevano chiesto pene tra i 16 e 18 anni di carcere, considerando la riduzione per il rito abbreviato, in tutto oltre 100 anni.

La svolta nelle indagini, il 7 agosto 2019, con l’arresto di tutti gli imputati da parte dei carabinieri: da una serie di accertamenti tra cui intercettazioni telefoniche, tabulati e ‘mappatura’ di entrate e uscite dai caselli A14 delle vetture usate dai giovani per arrivare a Corinaldo, gli investigatori risalirono anche a una serie di furti e rapine commessi dal gruppetto non solo quella sera, ma in altri momenti e locali in giro per l’Italia. Determinante anche il ritrovamento di una bomboletta spray di capsaicina con tracce di campioni biologici riferibili a Di Puorto.

I sei imputati, apparsi per nulla intimoriti dalla situazione, hanno negato di aver spruzzato lo spray nel locale e di essere una banda: nella loro versione furono tre bande ‘rivali’ ad entrare in azione per i furti a Corinaldo. In aula, nelle varie udienze, hanno snocciolato scuse alle parti offese, dicendosi ravveduti in merito ai blitz per rubare catenine e altri oggetti a giovanissimi.

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