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Liberi da vincoli

Regionali 2020. Zannini monopolizza Mondragone, silenzio sul caso delle schede elettorali alterate

Meno 10 giorni alle elezioni e il candidato di De Luca non si muove dalla sua città Scenario da horror dietro la lista "De Luca Presidente"

Passeggiando per la città di Mondragone (CE) e le sue spiagge non può non saltare all’occhio la pubblicità elettorale di Giovanni Zannini. C’è un comitato elettorale quasi ogni 20 metri. Di tanto in tanto salta fuori qualche altro candidato, ma mai nella stessa misura del celebre avvocato e consigliere regionale uscente, ricandidato alla stessa carica con la lista “De Luca presidente“. Tutto tace, però, sulle vicende che indirettamente lo videro coinvolto cinque anni fa e su cui la Procura di Santa Maria C. V. si è espressa solo 5 anni dopo. A questo punto non resta che andare con ordine e ripercorrere tutti i momenti salienti delle vicende che vi volgiamo raccontare.

Perché Zannini non esce da Mondragone?

Ciò che l’elettorato si aspetta da un candidato è proprio che vada piazza per piazza a parlare alla gente. Per l’estroverso, carismatico ed eclettico (così si legge dal suo curriculum) Zannini ciò non avviene mai. Rimane nella sua Mondragone ad organizzare comitati elettorali, incontri politici e tanto altro ancora. Non ci risulta, infatti, sia mai passato per Caserta finora, ma dietro a questi comportamenti potrebbe di certo esserci un motivo legato ad un accordo elettorale.

Dovremmo ricordare, perciò, chi sono i candidati della lista. Eccoli dal primo fino all’ultimo: Roberto Corsale, Anna Maria Ferriero, Sonia Palmeri, Giuseppe Razzano, Giovanni Sorvillo, Federica Turco, Orlando Zaccariello e Giovanni Zannini. Evidente, a questo punto, come la lista sia ben strutturata “geopoliticamente” parlando. Eppure qualcosa non ci convince. Corsale, ex sindaco di Casagiove dimesso proprio per reggere la coda a De Luca non ci sembra abbia riscosso negli ultimi anni il giusto consenso per poter accaparrare la giusta quantità di voti del circondario di Caserta alla sua lista. Per quanto riguarda Zaccariello – tanto per portare un altro esempio – la sua candidatura è un’altra dai pochi presupposti nell’agro aversano, eppure sarebbe stato scelto come candidato per le sue proposte rappresentate dal “Clan della Speranza“.

I big, dunque, rimangono in tre: Palmeri, Razzano (“jamm ja“) e Zannini. La prima nell’alto casertano assicura il più alto numero di consensi semplicemente per il suo eccezionale profilo professionale; il secondo non lo abbiamo ancora compreso e, invece, il terzo, perché ha davvero monopolizzato una città intera, se non addirittura l’intero litorale domitio.

Del resto, i numeri parlano e non possiamo dimenticare i 2721 voti di Zannini alle scorse regionali. Un boom per modo dire, ovviamente. Se ne uscì per il rotto della cuffia, tanto da scatenare l’ira di un’altra candidata finendo davanti al TAR. Questa è storia di Terra di Lavoro, che però richiama – lo sappiamo ormai tutti poiché il caso risale a qualche mese fa – un’altra vicenda più complessa che ha messo leggermente in crisi Zannini, anche senza distruggerlo. Come detto prima lo ha solo coinvolto indirettamente. D’altra parte lui non c’entra. Semplicemente nessuno riesce a capire se lui fosse a conoscenza o no di quanto vi aiuteremo a ricordare proprio adesso.

Brogli elettorali al seggio di Mondragone nel 2015

Un anno dopo dal 31 maggio 2015, in cui si dichiarò ufficialmente la vittoria di Zannini su Filomena Letizia, arrivò la sentenza della Seconda sezione del Tar di Napoli. Il presidente Rovis rigettò il ricorso di Letizia, che si era rivolta alla Corte per aver perso di 35 voti in meno rispetto al rivale mondragonese.

Cinque anni più tardi, invece, si sono chiuse le indagini della Procura. Tutto quel tempo impiegato dai Carabinieri della Compagnia di Mondragone sarebbe servito a confrontare e vagliare tutte le schede elettorali, tirando fuori solo le famose 35 che il PM ha imputato essere false. Ha ascritto perciò il reato di aver formato le predette schede false alla presidente e a tre scrutatrici del seggio. Il problema è che se la loro condotta illecita dovesse dimostrarsi vera non si comprende perché abbiano agito proprio in favore dell’on. regionale Giovanni Zannini.

Il lavoro del consigliere regionale

Cinque anni di consiglio regionale il nostro Zannini li ha comunque portati a termine. E pure egregiamente, a detta della Giunta regionale della Campania. È componente della seconda commissione Bilancio-Finanza-Demanio-Patrimonio e della settima Commissione Ambiente-Energia-Protezione Civile. È altresì componente della Commissione d’inchiesta sulle Società partecipate-Consorzi-Enti strumentali dipendenti dalla Regione e della Commissione 2 anticamorra-beni confiscati. Ma per le ultime due commissioni, rispetto alle prime per cui tanto è il lavoro prodotto, nessun atto prodotto risulta visibile.

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