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Liberi da vincoli

Preparazione sportiva dilettantistica ai tempi del Covid-19: intervista a Vincenzo Perciato, preparatore di Curti (C Silver)

Sembrava quasi impossibile tornare a parlare di sport soltanto sei mesi fa. La pandemia di Covid-19 esplosa lo scorso marzo aveva tagliato a qualunque attività fisica. Professionistica e, di conseguenza, dilettantistica. Respirare invece l’aria della preparazione ad una nuova stagione non può far altro che piacere agli atleti, agli appassionati e agli addetti ai lavori. Ma una domanda sorge spontanea: come si prepara un’annata del genere, soprattutto ai livelli al di sotto del professionismo? Quali sono le metodologie a cui devono adeguarsi allenatori e preparatori? E quali sono i rischi? Per poter scoprire come funziona, abbiamo contattato il preparatore atletico della Vidass Virtus 04 Curti Vincenzo Perciato.

Come lavora un preparatore di C Silver?

Quest’anno la preparazione, causa Covid-19, è molto diversa per la mancanza prolungata di attività. Abbiamo cominciato con alcuni test per gli atleti, ma le differenze tra loro possono essere molto più marcate. Il mio ruolo è ancor più importante degli altri anni: c’è chi ha bisogno di maggiore attenzione, come giocatori che per via del virus non hanno potuto cominciare un percorso riabilitativo. Uno dei miei ragazzi ha avuto la rottura di un crociato a febbraio, si è operato e doveva cominciare la riabilitazione a marzo. In queste categorie ci sono milioni di casi e di aspetti da tenere in conto, come staff, palestra ecc ecc. Il mio ruolo è davvero importante in questo momento, sarà il ruolo messo più in discussione. Ma dipende anche dai ragazzi, da come rispondono agli stimoli.

Come si svolgerà il lavoro?

Con chi è disponibile inizieremo con un po’ di mobilità graduale, una sorta di risveglio muscolare e articolare. E sarà così per almeno un paio di settimane dove aggiungerò degli step di lavoro. Dovrò forzatamente spezzare i gruppi, dipendente dai gradi di preparazione. Sarà un lavoro più ampio, ma siamo fiduciosi per la creazione del nostro gruppo. Ma gli allenamenti sono compiuti tutti insieme, occupando il campo in maniera distanziata e li guido per il lavoro che gli compete.

Che protocollo è previsto per una società dilettantistica di basket?

Il protocollo FIP è esteso a livello nazionale, dall’A2 all’ Under13. Entrate e uscite separate, non vengono usati spogliatoi e docce, appositi spazi per dare modo ai ragazzi di potersi cambiare. Abbiamo l’obbligo per cui entro le 72 ore della competizione dovranno essere fatti test sierologici e tamponi rapidi ad ogni componente della squadra. In campo possono esserci 14 persone al massimo. Per le gare ufficiali è prevista una capienza massima di 126 persone, giocatori e staff compresi. Immagino che nel corso del tempo arriveranno delle modifiche, ma dipenderà di numerosi fattori. Credo che si possa andare verso una apertura graduale: penso che la Fip voglia gestire il tutto come si sta facendo nel calcio, aprendo le partite ad un numero limitato di persone.

E semmai dovesse esserci un caso in squadra? Che succederebbe?

Se uno dei componenti di squadra o dello staff risulta positivo dovrà essere messa in quarantena, gli altri potranno continuare ad allenarsi. Si potrebbe obiettare, ma se venisse bloccata l’intera squadra si rischierebbe un susseguirsi di partite da rinviare che non finirebbe più, bloccando l’andamento del campionato. Questo è il protocollo più rigido possibile per permettere il prosieguo dei campionati; a livello personale e umano so bene che è un rischio, ma che dovremo abbracciare per il periodo di convivenza che dovremo avere con il virus. Sul profilo sportivo, fermare un’intera squadra sarebbe un danno enorme per la squadra stessa e per il campionato. È un rischio che si assume la squadra e la Lega stessa. Sperando che la soluzione alla pandemia possa essere trovata il prima possibile.

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