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Politica ed Elezioni. L’Espresso contro De Luca, tira in ballo candidati casertani ed episodi giudiziari

L'Espresso nel suo articolo a firma di Massimiliano Coccia da ampio spazio al "dittatore" della "Kampanistan", il presidente Vincenzo De Luca, e alla politica casertana

Non poteva mancare l’attacco de L’Espresso sulla campagna elettorale: nel numero in edicola questa settimana, il settimanale dedica un ampio spazio al «dittatore» della «Kampanistan», Vincenzo De Luca che l’Espresso chiama “Vicienz a Funtan” perché come sindaco in passato ha riempito Salerno di fontane.

Image © L’Espresso

Nel pezzo a firma Massimiliano Coccia, dal titolo “Vincenzo imbarca anche me” si approfondisce anche il profilo di alcuni candidati casertani citando episodi, dove, a onor del vero, alcuni politici non sono nemmeno indagati ma associando fatti e persone. Ecco qualche nome citato da L’Espresso come si può leggere da questo estratto:

«Candidarsi in Campania con chi vincerà non è mai a vuoto perché esiste un voto di scambio diverso, non tracciato e che non costituisce reato, quel voto di preferenza che salda una clientela. Ma in una terra dove la camorra ha la sua centrale operativa che gli frutta tra i 25 e i 30 miliardi di euro all’anno sono cose “normali”. Come è normale ad esempio la candidatura di Maria Luigia lodice, medico di Marcianise in lista con “Noi Campani”, compagine che fa capo a Clemente Mastella, che pur non essendo mai stata indagata frequentava stabilmente Angelo Grillo, ras dello smaltimento illecito dei rifiuti dei Belforte, clan di Marcianise, condannato come mandante di un omicidio.

Nell’agosto del 2013, pochi giorni prima del suo arresto, gli inquirenti verbalizzarono una intercettazione tra lui, Maria Luigia lodice (all’epoca consigliera comunale di Marcianise) e Nicola Scogliamiglio (marito della lodice ed ex vicesindaco), in cui il boss chiedeva in una riunione avvenuta in macchina di sposare un progetto di trasporto per disabili. Impossibile pensare che i due politici non sapessero il peso criminale di Grillo, visto che quello registrato dall’intercettazione non fu l’unico incontro fra i tre, che avevano una frequentazione assai assidua che non è mai stata oggetto di indagine ma che descrive il confine labile e più volte sorpassato dove la clientela comanda e la politica obbedisce.

Tra gli uomini chiave della politica campana c’è Giovanni Zannini, consigliere regionale uscente di Mondragone, che la scorsa volta fu eletto con “Centro Democratico” e in questa tornata si candida con la lista “De Luca Presidente”. Zannini è un vero e proprio ras del territorio mondragonese tanto che grazie alla sua intermediazione, secondo fonti del territorio, placò la rivolta dei braccianti bulgari nei palazzi Cirio che lavorando nei campi senza tutele non volevano rispettare la quarantena per un cluster avvenuto nei palazzi occupati dove risiedono per paura di perdere giornate di lavoro.

Zannini in quell’occasione trovò il modo di farsi riconoscere dichiarando “questi stranieri non volevano farsi il prelievo del sangue, pensavano che poi sarebbe stato venduto. C’è un’ignoranza totale, sono zingari, non è facile farsi capire. Non siamo quelli che sono stati mostrati ieri” riferendosi agli scontri, “possiamo essere rappresentati così in Italia, altrimenti tra noi e gli stranieri non si vede differenza”. Dichiarazioni che provocarono reazioni a livello nazionale, con Marco Furfaro responsabile comunicazione del PD che chiese a Zannini di scusarsi per quelle parole “ignobili”. Scuse che ovviamente non arrivarono mai.

Ma Giovanni Zannini è molto di più di un consigliere semplice, la sua attività in consiglio è quella di cerniera informale tra i gruppi consiliari e la presidenza. Un ruolo che è storicamente esiste da sempre perché il panorama politico frastagliato potrebbe sempre provocare delle tensioni. Un ruolo di gestioni di equilibri interni che qualche anno fa sotto la presidenza di Antonio Bassolino fu rivestito da Nicola Ferraro, l’uomo di Mastella a Caserta che fu intercettato a Scampia in una trattativa per acquisire interi pacchetti di voti. Ferraro fu condannato per concorso esterno in associazione mafiosa con i Casalesi e gli furono sequestrati milioni di euro e innumerevoli proprietà. Una storia che ricorda quanto sia difficile il confine e il peso delle trattative in Campania». E poi si continua su altri politici campani e con il dito puntato sempre contro De Luca.

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