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Liberi da vincoli

Omicidio Lubrano. Zagaria e Iovine, giudizio immediato per loro più 4. Perché il Clan uccise il figlio dei rivali

Le mire espansionistiche del clan dei Casalesi. La vendetta per Martinelli. “I paesani” di Pignataro Maggiore dovevano accontentarsi.

Compariranno il 18 ottobre prossimo davanti ai giudici della Corte d’Assise del tribunale di Santa Maria Capua Vetere sei esponenti del clan dei Casalesi, tra cui il boss Michele Zagaria e l’ex capo del clan, oggi collaboratore, Antonio Iovine, imputati per l’omicidio di Raffaele Lubrano, classe 1959, alias “ Lello”, figlio del capo clan Vincenzo, avvenuto a Pignataro Maggiore il 14 novembre 2002.

Il giudice per le indagini preliminari di Napoli, dr. Luca Della Ragione, ha accolto la richiesta di giudizio immediato della DDA di Napoli, e per i sei imputati ci sarà la possibilità in quella sede di chiedere il giudizio abbreviato per sperare in uno sconto di pena, strada che sembra quella preferibile dagli avvocati difensori.

Oltre ad Antonio Iovine e Michele Zagaria (difeso da Paolo Di Furia ed Emilio Martino), compariranno in giudizio anche Giuseppe Caterino, Salvatore Nobis, Antonio Santamaria e Francesco Zagaria conosciuto anche come “Ciccio ‘e Brezza”, diventato collaboratore di giustizia, le cui dichiarazioni hanno permesso di trovare i mandanti del delitto.

Perché il Clan uccise il figlio dei rivali

La decisione di eliminare “Lello” Lubrano, nacque a seguito delle mire espansionistiche del clan dei Casalesi su una porzione di territorio, Pignataro Maggiore, dove agiva un sodalizio criminale autoctono, il clan Lubrano-Ligato-Abbate (ciò, nel corso del tempo, aveva determinato spesso frizioni, seguite da tregue strategiche, al culmine delle quali il vertice camorristico di Casal di Principe era prevalso, dettando le proprie regole, imponendo la presenza di loro luogotenenti e costringendo “i paesani” ad accontentarsi della gestione di attività delittuose di minore rilevanza e fruttuosità), che per vendicare la morte violenta di Emilio Martinelli, esponente dei Casalesi e fratello di Enrico, altro elemento di vertice del clan. Ad ordinare il delitto sarebbero stati, secondo l’accusa, Zagaria, Iovine, Caterino e Francesco Schiavone alias Cicciariello (omonimo e cugino di Sandokan, indiscusso capo dell’ala stragista del clan dei Casalesi), mentre Salvatore Nobis, Antonio Santamaria e Francesco Zagaria avrebbero avuto il ruolo di fiancheggiatori e specchiettisti.

L’omicidio Lello Lubrano

La sera di quel novembre del 2002 Lello” Lubrano, dopo aver lasciato il suo studio di via Vittorio Veneto, mentre percorreva la citata strada a bordo di una Toyota Land Cruiser, diretta verso la zona periferica, veniva dapprima superata da una Alfa Romeo 164 e poi bloccata nei pressi del Bar Giordano, dove i killer iniziavano ad esplodere diversi colpi d’arma da fuoco. Il Lubrano, nel disperato tentativo di scampare all’agguato, riusciva ad invertire la marcia, tentando la fuga in direzione del centro abitato.

Il commando omicida, quindi, si poneva all’inseguimento esplodendo numerosi colpi lungo l’intero tragitto fino alla via Latina, dove i killer raggiungevano e finivano il Lubrano che, nel frattempo, dopo aver urtato con il suo fuoristrada il muro di un’abitazione, aveva tentato una disperata fuga a piedi. Portato a termine l’efferato delitto, gli autori si dileguavano in direzione di Pastorano, abbandonando l’Alfa Romeo 164, risultata rubata ad Aversa due giorni prima, in località Arianova dove veniva successivamente rinvenuta bruciata con all’interno le armi utilizzate per il delitto.

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