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Liberi da vincoli

Omicidio Domenico Apuzzo e Salvatore Natale, identificato il quarto presunto componente del commando

Il duplice omicidio avvenne 19 anni fa, il 10 dicembre 2003, sulla provinciale Brezza - Sant'Andrea del Pizzone, e, secondo la Pubblica Accusa, è da collegare al cosiddetto racket per le mozzarelle.

Nel pomeriggio di ieri, lunedì 16 maggio 2022, i Carabinieri della Stazione di Grazzanise, al compimento di una articolata attività di indagine coordinata dalla DDA di Napoli, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal Giudice per le Indagini Preliminari del Tribunale di Napoli, nei confronti di un soggetto originario di Casal di Principe, attualmente in stato di detenzione per altre cause, nei confronti del quale sono stati ritenuti sussistenti gravi indizi di colpevolezza in merito all’omicidio, in concorso con altri tre indagati, di Domenico Apuzzo e Salvatore Natale, maturato nel contesto della criminalità organizzata, e avvenuto il 10 dicembre del 2003. Le due vittime vennero trucidate a colpi di kalashnikov da un commando appartenente, come emerso dalle indagini, alla fazione Schiavone del clan dei Casalesi.

Apuzzo, 33enne imprenditore agricolo con leggeri precedenti penali, era su una Opel Corsa insieme a suo cognato, Salvatore Natale, 40enne agricoltore incensurato, quando vennero raggiunti dal commando lungo la strada provinciale che collega Brezza, frazione di Grazzanise, a Sant’Andrea del Pizzone. Apuzzo e Natale tentarono la fuga precipitando in una canale che costeggiava la strada, ma gli assassini, a bordo di una Alfa 75 ritrovata poi bruciata nella periferia di Mondragone, li raggiunsero e li giustiziarono sparandogli alla testa mentre erano ancora incastrati tra le lamiere dell’auto.

La causa dell’omicidio, secondo quanto emerso dalle indagini, è da ricollegare alla volontà della fazione Schiavone del clan dei Casalesi di riaffermare la propria supremazia ed il proprio predominio sul territorio, uccidendo così le due vittime, ritenute responsabili di alcuni incendi di natura dolosa divampati all’interno dei fienili di aziende bufaline della zona, il cosiddetto racket sulle mozzarelle, tra cui l’allevamento di un noto personaggio vicino al clan.