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Liberi da vincoli

“Non è una favola”: il nuovo album di Luca Bonaffini

Un videoclip fresco di montaggio e il lancio nazionale, venerdì 6 maggio alle 20.30 su Go Tv – Canale 63, sono i primi grandi appuntamenti per Luca Bonaffini che, dopo un anno di assenza, ritorna in veste di cantautore con il suo “Non è una favola”.

Infatti, all’interno del nuovo programma televisivo ideato e realizzato da Maurizio Ferrandini (che andrà in onda tutti i venerdì di maggio), il musicista mantovano presenterà il suo ventesimo album da solista, consacrando una carriera durata quarant’anni.

La trasmissione, che s’intitola “Mash Up Kult”, sarà dedicata a vinili storici tra cui “Automobili” di Lucio Dalla, “Montecristo” di Roberto Vecchioni, “Ho visto anche degli zingari felici” di Claudio Lolli. La prima puntata sarà su “Burattino senza fili” di Edoardo Bennato con protagonista Pinocchio, raccontato da artisti e dalle loro opere. Proprio nel contesto di quel ’77, racconta Bonaffini di aver tratto spunto e ispirazione per lavorare a un concept che, dal 1982, lo ha accompagnato fino al 2022.

Distribuito da Believe Digital, “Non è una favola”, contiene dodici brani con un sound minimale fatto da chitarre acustiche e una voce decisamente live, senza ricorrere a correttori di intonazione.

“Non è una favola” è ispirato alle fiabe tradizionali e, in particolare, a quelle scritte e narrate alla corte del Re Sole (Luigi XIV°) da Charles Perrault. È una sorta di rivisitazione dei suoi racconti che, prendendo spunto dai testi originali francesi, nel terzo millennio diventano delle storie di cronaca quotidiana.

“Berrettino rosso”, racconta di un abuso minorile, mentre “Cenere d’Oriente” il viaggio doloroso di una ragazza cinese che si rivela ribelle e forte; sopraggiunge il gatto (quello senza stivali) che, marchiato nella tradizione come ingannatore, si riscatta come salvatore di un topo, a fianco di uno strano Pollicino (qui “Pollice verso”) che fin da piccolo soffre il bullismo e la discriminazione di una società fallocratica e prepotente.

Un agente matrimoniale incarna la figura del feroce Barbablù (un tatuato antieroe che sogna, oltre la maschera di cinismo, l’amore fatale) e la bella addormentata non è più nel bosco ma rinchiusa in specie di corazza antisociale che la porta a vivere nel mondo dei sogni, anche quando il metrò la conduce verso casa a fine lavoro.

Le piccole fate parlano col corpo delle adolescenti, finché perdono il potere della purezza ed Enrichetto dal Ciuffo è il brutto, discriminato, che comunque fa sentire la voce della sua anima. Arrivano altre quattro canzoni, per concludere il viaggio pedagogico e artistico di Bonaffini, con un omaggio a Perrault e a Mamma Oca (implorata dallo stesso narratore di non raccontare favole ma di dire la verità), un omaggio a due “migliori attori non protagonisti” (il lupo cattivo – che diventa la vittima – e il principe – che è stufo di essere il risolutore di ogni lieto fine) e una poesia floreale, panoramica di bellezza e tormento (“Il giardino dei fiori mai cresciuti”) che – ricordando Spoon River – scorre immagini di dolore e amore. Proprio su quest’ultimo brano, lo stesso Maurizio Ferrandini ha realizzato un videoclip dai tratti romantici e onirici.