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Liberi da vincoli

NERO su BIANCO. Luca Di Majo: “L’alternativa a Marino rischia di sgretolarsi per l’assenza di chiarezza e condivisione”

In vista delle prossime elezioni per il rinnovo del Consiglio Comunale di Caserta, che si svolgeranno tra settembre e ottobre 2021, diamo il via ad una serie di interviste ai vari candidati a Sindaco, candidati al Consiglio Comunale e semplicemente anche a personaggi che girano nell’orbita politica del capoluogo. NERO su BIANCO, questo il nome che abbiamo dato alla rubrica, è il posto in cui per l’appunto tutto rimane NERO su BIANCO. Il posto dove presentarsi, cercare di dare vita ad un dibattito politico che da anni manca, discutere di tutte le problematiche del territorio casertano, proporre idee, etc. E per questo le relative interviste potrebbero sembrare un po’ lunghette, ma la lunghezza dettaglia a 360 gradi l’intervistato, quali sono le idee e quali le sue proposte. Per l’appunto rimane tutto NERO su BIANCO.

A dare il battesimo a questa nuova rubrica è l’avvocato Luca Di Majo, professore di Diritto Regionale presso l’Università della Campania Luigi Vanvitelli, persona molto introdotta nella politica casertana, e presidente di UP Caserta, associazione di promozione sociale e culturale, libera e apartitica.


Le problematiche del capoluogo e l’offerta politica.

Avv. Di Majo, le problematiche del capoluogo sono evidenti, sono più che maggiorenni, serie e preoccupanti. Come vede la classe politica attuale? Che giudizio le da? Com’è l’offerta politica attuale con la quale il cittadino dovrebbe decidere a chi dar fiducia?

Intanto grazie di cuore per questa intervista a lei e alla redazione tutta. Mi consenta una battuta: le problematiche cui lei si riferisce sono prossime alla pensione più che semplicemente maggiorenni.

Aver negato, per troppo tempo e con una buona dose di disinteresse da parte di tutti (e nel calderone mi colloco anche io assumendo la mia porzione di responsabilità) l’esistenza di problemi evidentissimi – la devastazione dell’ambiente, l’ingiustizia sociale, l’evasione fiscale, il debito pubblico, la criminalità organizzata – accettando di buon grado, quasi reclamando, il nuovismo di imbonitori interessati, le invettive di intrattenitori irresponsabili, il cinismo e i consigli dei cattivi maestri, ha portato la Città in un degrado politico, economico, sociale e culturale senza precedenti.

L’offerta politica oggi si presenta particolarmente parcellizzata e ciò non può che favorire la coalizione uscente la quale, ancorché indebolita dalla spaccatura creata da Italia Viva, non avrà problemi a ricompattarsi attorno allo zoccolo duro dei maggiori esponenti dell’attuale consiliatura e magari anche con qualche alleanza con i transfughi del centro destra. Soprattutto dopo la “ramanzina” di De Luca e le dichiarazioni sibilline del Sindaco Marino di un paio di settimane fa che io riassumerei in una battuta: divertitevi ora, perché quando arriverà il momento di serrare le fila, le milizie torneranno dai colonnelli.

La reazione violenta di De Luca e pacata di Marino all’indomani della costituzione del tavolo forse potrebbe costringere Italia Viva a fare marcia indietro, ma le ambiguità di chi rimarrà nel partito e non porterà avanti la cordata anti-Marino a prescindere dal simbolo, fanno pensare ad una operazione anomala e avventurista che deve costringere i registi – oggi per il domani – ad una rottura definitiva con l’attuale amministrazione per confermare realmente le ambizioni antimariniste.

Lo scenario alternativo a Marino rischia progressivamente di sgretolarsi per l’inesistenza di un metodo chiaro, condiviso, per l’assenza di un progetto comune vuoi per l’imperversare di elementi di disturbo, vuoi per egoismi, individualismi, leaderismi che aprono varchi in cui si annidano alcune cattive intenzioni, ben lontane da chi sbandiera il cambiamento cavalcando le speranze dei casertani.


Biodigestore, Macrico, ZTL, commercio, sicurezza, equità sociale, città che vive di turismo.

Alcuni sono i temi centrali, nuovi, di quest’ultima campagna elettorale, gli altri, quelli annosi, che da problematiche irrisolte si sono trasformate in questi ultimi 15 anni purtroppo in proclami validi in ogni campagna elettorale. Continui Lei, e ci spieghi come li affronterebbe.

I temi sono tantissimi e sarebbe scorretto per tutti discuterne in poche righe. Ritengo quasi con certezza che il biodigestore e il Macrico non siano “problemi”: in primo luogo, le località fino ad oggi indicate come siti per la realizzazione dell’impianto sono inidonee per ragioni normative. Per il Macrico, invece, fino a quando i proprietari non rivedranno al ribasso la loro pretesa, credo sia impossibile immaginarne un riutilizzo a stretto giro. E, mi creda, sul Macrico sono davvero dispiaciuto perché ha tutte le potenzialità per diventare i Giardini Margherita di Caserta (per chi non lo sapesse, i Giardini Margherita è un parco verde enorme adiacente alla zona S. Stefano – Via Castiglione di Bologna, la città che mi ha cresciuto accademicamente e lavorativamente).

Io ritengo che Caserta abbia bisogno anzitutto di idee da realizzare nei primi cento giorni di consiliatura. Pur non essendo io impegnato in prima persona nella competizione politica, con tanti amici stiamo mettendo a punto una proposta, una sorta di “decalogo” che abbraccia campi come trasparenza, associazionismo, decoro urbano e lavori pubblici, sport e natura, turismo, commercio, sociale, comunicazione. Ognuna di queste aree tematiche accoglie progetti realizzabili a brevissimo o a lungo termine, senza soluzione di continuità.

Faccio un esempio. Perché non realizzare – anche con il supporto di professionisti del settore – un vero e proprio “Piano di Comunicazione” finalizzato a dare piena ed efficace visibilità a Caserta? Per una città “turistica” è prioritario – compatibilmente con le risorse finanziarie disponibili – investire in questo settore con fondi specifici per il miglioramento della tecnologia. Penso ad iniziative di trasparenza come Programma “Cittadino vigile”, o forme di comunicazioni tecnologicamente avanzate come un’App per IOS e Android che potrebbe chiamarsi, perché no, Municipium per l’informazione locale, la comunicazione di criticità o per gestire le informazioni in merito alla mobilità urbana anche e soprattutto per raggiungere i siti turistici. Penso all’installazione di una bacheca elettronica in Piazza Vanvitelli nell’ambito del progetto “Il Comune in Piazza”, ove non soltanto i cittadini potranno leggere in tempo reale delibere comunali e di giunta, ma avranno modo di reperire atti e provvedimenti amministrativi pubblicati anche sull’Albo pretorio on line.

Ancora, creare un Albo delle professioni rivolto prevalentemente agli studenti universitari e a i neolaureati a cui chiedere di collaborare, per un periodo di tempo limitato e a titolo gratuito, con il Comune in cambio di una lettera di referenze firmata dal Sindaco che attesti il buon lavoro svolto a favore dell’Ente, come ad esempio l’attività per la promozione del turismo svolta da studenti dell’Università della Campania e degli Istituti scolastici del territorio.

Un pensiero anche alle fasce sociali più deboli. Nessuno deve rimanere indietro e il Comune ha l’obbligo di rivolgere attenzione alle situazioni di emarginazione e difficoltà dei cittadini. In questo delicato ambito è possibile intervenire con l’utilizzo di tutte le risorse disponibili previste dalle leggi, in particolare attraverso la partecipazione ai bandi sia statali che europei che riservano fondi per l’assicurazione di servizi essenziali e assistenziali o promuovere l’associazionismo del settore coinvolgendo anche chi detiene risorse private invitandoli alla solidarietà che – lo ricordo – rimane uno dei principi cardine della nostra Costituzione.

Il Comune deve realizzare progetti mirati per l’”invecchiamento attivo”, vale a dire il coinvolgimento degli anziani in azioni di utilità sociale: per esempio aiutando il personale addetto al momento dell’uscita dei bambini dalla scuola.

Progetti semplici, ma che se realizzati nei primi cento giorni ben possono rappresentare la parte iniziale del rilancio della Città e della sua collocazione in una prospettiva nuova che si ponga anche l’obiettivo di annullare il distanziamento tra amministratori ed amministrati che oggi purtroppo è molto più di una percezione.


Il PUC?

Ne ha mai sentito parlare?

Il PUC, così come altri temi come lo stesso Macrico, il commercio e il turismo, rappresenta solo uno dei tantissimi punti dolenti del pantano amministrativo, urbano e sociale.

Su questi temi bisogna essere chiari. Vanno studiati a fondo. Va compreso in che modo rivedere il PUC, rilanciare turismo e commercio, coinvolgendo le risorse del territorio e gli esperti del settore che devono essere ascoltati da amministratori e dirigenti dei settori.

Su questi settori il Comune deve diventare, ovviamente entro certi limiti, il motore di aggregazione e di selezione delle istanze dei cittadini. Certo, la scelta definitiva spetta poi, in ultima istanza, alla politica, ma se questa persevera nella chiusura, privilegiando lo status quo, allora dimentichiamoci una rivoluzione, a partire dal nuovo (e atteso ormai da anni) PUC.


Il sindaco Marino, la Giunta, la Maggioranza e l’Opposizione.

Un suo giudizio sull’attuale amministrazione comunale. Cosa ha fatto di buono, e cosa avrebbe potuto fare di più?

La città è in piena paralisi da anni. Invero non possiamo addossare le colpe soltanto al Sindaco Marino e alla sua amministrazione. I problemi sono più risalenti e dipendono da gestioni amministrative precedenti forse un po’ troppo allegre. Se penso ad alcuni assessori che hanno ricoperto cariche delicate come in esempio bilancio o lavori pubblici, forse sarebbe stato più opportuno riservarle ad esperti come accaduto con il Prof. Pica.

Purtroppo a Caserta e non solo la Giunta è stata considerata una emanazione del Consiglio comunale. In realtà, la Giunta è un organo esecutivo, tecnico, che serve a trasformare la selezione politica degli interessi che avviene a livello politico, quindi in Consiglio comunale. L’equivoco sulla reale natura della Giunta comunale porta, purtroppo, a risultati alquanto scadenti in termini di qualità delle delibere.

E della Maggioranza e Opposizione in Consiglio Comunale?

Molte volte ho assistito al Consiglio comunale, ne ho letto i resoconti, anche attraverso molti giornali.

Il Consiglio comunale è una delle più importanti Assemblee elettive. Anzi, forse la più importante per lo strettissimo legame che si instaura tra consigliere ed elettore rispetto al rapporto tra elettori e parlamentari nazionali (ed europei). Vedere scene dove la maggioranza abbandona l’aula per motivi di opportunità, azioni di ostruzionismo da parte della maggioranza stessa, scissioni all’interno dei gruppi di opposizione in prossimità delle nuove elezioni, mi fa percepire due criticità: la volontà della maggioranza di reggere ad ogni costo; la seconda, nuovi ed inimmaginabili equilibri e legami per la tornata elettorale di ottobre.

La seconda mi preoccupa di più, perché significa che in atto è diffusa la volontà di confermare un blocco monolitico di potere che fatica ad essere messo da parte e che andrebbe messo da parte non per antipatie o altro, ma perché – piaccia o non piaccia – la gestione cittadina della politica dopo il compianto e per me amato Luigi Falco si è rivelata inadatta al governo della città.


Le strategie

C’è una maggioranza “virtuale” che vorrebbe la rielezione dell’attuale Sindaco. Secondo Lei stanno agendo da veri strateghi o devono fare ancora esperienze?

Le strategie per indurre la rielezione di Marino ci sono. Alle volte sono evidenti, altre volte meno evidenti. Strateghi presunti o tali siedono ad ogni tavolo di confronto, forse a troppi anche sfruttando “teste di legno”. Possibile che nessuno se ne accorga? Ma questo è sempre accaduto. Bisogna essere intelligenti a scovarli se l’obiettivo è quello di restituire dignità ad una classe politica. E certe azioni di disturbo non fanno altro che delegittimarla e confermarne la debolezza.


Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia.

Forza Italia, Lega e Fratelli d’Italia si riuniscono in settimanali tavoli del centro-destra, ma tutt’ora non hanno prodotto neanche un potenziale candidato. Stanno aspettando il momento opportuno o non sanno cosa fare? Alla fine opteranno di supportare il candidato forte anti-Marino?

Anche qui gli obiettivi nobili e le sbandierate velleità di governo lasciano il campo a strategie che poco hanno a che vedere con il bene di Caserta.

Proprio i partiti del centro destra e le liste civiche collegate restano impantanate in logiche che nulla hanno a che vedere con la determinazione dell’indirizzo politico e delle risorse che saranno candidate alla guida di Caserta: contarsi in vista delle elezioni politiche.

Gli esponenti politici territoriali sono ben consapevoli che la migliore strategia (per loro) è quella di diventare strumento di supporto in caso di ballottaggio, previo accordo con uno dei due candidati in spareggio per congelare un pacchetto di voti spendibile alle prossime politiche.

Invero, la recente storia politica italiana, in particolare le vicende dei Governi Conte e Draghi, dimostra una forte mobilità delle coalizioni e degli schieramenti politici. A questo, si aggiunga che la presunta ipoteca sul sistema proporzionale, ribadita con particolare enfasi anche dall’ex Presidente del Consiglio dei Ministri Conte nell’informativa alla Camera del 18 gennaio 2021 che ha preceduto il voto di fiducia al Governo, non può, per mere ragioni politiche e/o di principio, rappresentare un impedimento alla realizzazione di un modello diverso che, sembra, qualcuno sta provando a proporre.

Un modello elettorale diverso con il quale qualcuno potrebbe trovarsi spiazzato come quando, nel 2017 e nelle more di amministrative, regionali e politiche, la Corte costituzionale demoliva in parte l’Italicum, spazzando via anche le previsioni politiche di chi, in precedenza, si era spartito i collegi sulla base dei risultati delle amministrative del 2016.

Le conseguenze sono ben note a tutti: in Parlamento non abbiamo un rappresentante del nostro territorio, se non due esponenti del MoVimento 5 Stelle di cui, peraltro, si è persa ogni traccia.

Rischiamo oggi di abdicare già in partenza alla voglia di rinnovamento e domani di rimanere per l’ennesima volta senza un rappresentante parlamentare.


Il civismo

I partiti politici classici sembrano non rispondere più alle esigenze del popolo, in gran parte del paese si va verso il civismo. Nel capoluogo casertano contiamo Io Firmo per Caserta, Speranza per Caserta, Caserta Kest’è, Del Gaudio Sindaco e le sue liste, Città Futura, Caserta Decide, spero di non aver dimenticato qualcuno. A queste liste civiche si stanno aggregando anche partiti dell’attuale maggioranza consiliare. Riuscirà ad essere la strada vincente?

Il civismo è importante e in tutto il territorio nazionale sta diventando una realtà politica ben radicata. Pur essendo stato, anche in questa intervista, molto critico nei confronti dei partiti, io sono una persona che crede fermamente della necessità di un recupero della credibilità e del metodo democratico. L’ho scritto anche in diversi contributi scientifici: d’accordo per le aggregazioni civili, ma non dimentichiamoci che i partiti hanno una struttura importante che deve tornare ad essere la sede delle aggregazioni ideologiche e della selezione degli interessi.

Diversamente rischiamo davvero di lasciare il posto a movimenti populisti che si pongono, nella forma e nella sostanza, contro i principi democratici della Costituzione e dello Stato di diritto.

Tanto ciò premesso, io penso che almeno in questa fase l’interesse dei partiti sia solo quello di “marcare stretto” il civismo. Tanto sta facendo Italia Viva e tanto stanno facendo i partiti del centro destra.

Conosco tanti amici che fanno parte dei raggruppamenti civici da Lei indicati e posso dire con assoluta certezza che sono animati da eccellenti intenzioni. Peraltro sono risorse di straordinaria intelligenza e di sconfinata cultura. Sta a loro non cadere vittime delle strategie sbagliate, di riuscire a comunicare tra loro e con le persone che hanno voglia di regalare a questa città un futuro migliore. Le risorse ci sono, ma spesso il metodo è sbagliato.


I candidati a Sindaco

E cosa pensa dei relativi candidati a Sindaco: Del Gaudio, Rosi Di Costanzo, Guerriero, Giovine etc.

E qui veniamo, appunto, al metodo. Una delle vittime delle “marcature ad uomo” è stato, suo malgrado, lo stesso Pio Del Gaudio che, in virtù della volontà di candidarsi Sindaco a tutti i costi, mi hanno ricordato il maldestro tentativo di Fanfani di costruire una maggioranza solida dopo le dimissioni del Governo Pella attraverso disordinate incursioni a destra e a sinistra, cercando sostegni a metà strada tra il civismo e i partiti politici.

Certo, ora sta aggregando ulteriori movimenti come “Rinascimento” dell’On. Sgarbi e il PRI del dott. Gadola. Conoscendo Sgarbi per il mio iniziale trascorso da studente universitario urbinate, mi limito ad evidenziare l’irrilevanza del contributo elettorale perché la “sua” lista, espressione di un solo candidato, contava di esponenti di peso radicati sul territorio.

Se volgo lo sguardo all’offerta politica attuale, non posso nascondere una simpatia per Pio Del Gaudio che non si radica nella drammatica vicenda vissuta, sulla quale io stesso ho preso una posizione chiara, a partire dalla recensione del suo libro in una nota rivista scientifica di rilievo nazionale, ma perché è una persona per bene animata da sensibilità oneste che non nascondono alcun tornaconto personale.

Come, però, lui anche le altre realtà civiche che ancora oggi sono in fase di aggregazione e che si preoccupano prima di stabilire le regole del gioco, quindi il programma così da condividerlo tra quei soggetti che saranno chiamati a scegliere candidati consiglieri e sindaci. La strada giusta, a mio avviso, è la condivisione, non l’autoproclamazione personale.

Gli stessi Di Costanzo e Giovine sono stati indicati da appartenenti di gruppi monocellulari che hanno da tempo una collocazione ben precisa nell’attuale schieramento politico. Hanno scelto il loro candidato sindaco e difficilmente, rispetto alle altre realtà oggi presenti sulla scena del civismo cittadino, stringeranno accordi anche per ideologie incongruenti. È un metodo diverso che si muove da realtà diverse.

Se decidi di aprirti e non ti poni in una posizione di dialogo ma su un piedistallo, rischi di trovarti aggregato a scatole vuote che sfruttano il tuo buon nome per salire su un carro per lo più già addobbato.

Di Guerriero non condivido il modo di esporre i problemi e di ricercare affannosamente un avversario da attaccare. Sono i modi tipici del populismo che io respingo ideologicamente, come detto. Invero, non posso dire di essere troppo distante dalla sua rabbia per la drammatica situazione che vive questa città. Il problema è, come detto, il metodo e il modo di esporre i problemi. Io stesso sono molto duro e tagliente nei giudizi, ma mi guardo bene dall’offendere le persone. Non per timore di essere denunciato, ma perché lo ritengo un atteggiamento poco galante.


Ha mai pensato di candidarsi?

L’ho già fatto nel 2017, alle elezioni amministrative di Campo di Giove e, pur senza avere neppure un familiare ivi residente ho raggiunto il 4% dei consensi. Mi conceda una battuta, a Campo di Giove sono un partito monocellulare! L’ho fatto per amore di quella terra che è per me luogo ameno di rifugio. E non è un caso che dopo la tragica scomparsa di mio fratello, mi sono allontanato in quei luoghi per distendermi, per quanto fosse possibile. L’ho fatto a Campo di Giove per ricambiare la stima e l’affetto che i campogiovesi sin da quando ero fanciullo mi hanno riservato. Mi sono sempre sentito un loro figlio adottivo e non potevo tirarmi indietro davanti ad un progetto di giovani emergenti che ci ha portato solo alle soglie del governo purtroppo per pochissimi voti ma partendo da zero!!! Posso dire che è stata una bella esperienza.

Me lo hanno proposto l’estate scorsa a Telese Terme tantissimi amici, ma ho gentilmente declinato perché ritengo di essere maggiormente utile come supporto tecnico, come è stato durante gli anni che mi hanno visto al servizio della Presidenza del Consiglio dei Ministri del Governo Renzi. Non a caso, il Sindaco Giovanni Caporaso e il Vice-Sindaco Vincenzo Foschini mi hanno riservato il Coordinamento, insieme alle FF.OO., dell’Unità di Crisi per il Covid-19. Un bell’attestato di stima che spero di aver ricambiato e di ricambiare durante tutto il corso della pandemia che, speriamo, termini il più presto possibile.

Per Caserta la mia scelta non sarà differente da quella che ho già preso per la città telesina, almeno in prima persona. Tuttavia, posso dire sin da ora che insieme a tanti amici, a mio padre, a colleghi avvocati, professori, notai, banchieri, giovani professionisti e non, ex magistrati ed ex funzionari di Stato di altissimo profilo, siamo pronti a contribuire alla crescita di un progetto serio che riporti la città ai suoi antichi fasti.

Però, lo ribadisco con forza: l’importanza di un metodo condiviso sul percorso da intraprendere e sugli obiettivi da realizzare è condizione preliminare per il successo di qualsiasi iniziativa, anche elettorale.

E proprio su questi spunti, non posso che condividere ogni pensiero espresso dal dott. Trapassi che, con straordinaria lungimiranza, ha già tracciato le linee generali di un percorso (che è cosa diversa dalla mera strategia), di un laboratorio di idee.

L’appello che ha lanciato non può certamente rimanere inascoltato. Giovani, meno giovani, professionisti, pensionati, persone provenienti dalla società civile decisi a condividere le proprie idee in funzione di un obiettivo comune hanno l’obbligo di far rinascere Caserta e sradicarla dal pantano in cui si trova.

Ricercare le competenze e la capacità per non essere “ostaggio” di logiche che purtroppo in questi anni hanno convissuto nella nostra Città con le conseguenze negative che tutti conosciamo, lasciando da parte la nenia incantatrice della vecchia politica. Se non ora, quando?

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