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Liberi da vincoli

Movida a Caserta. Ci risiamo, via Ferrante ridotta ad una discarica di rifiuti

Ci risiamo, neanche a 36 ore di distanza dalla ordinanza sindacale 40 del 19 giugno 2020 del Sindaco di Caserta, che a mero titolo di memorandum (non si sa mai) riproponiamo a questo link, in cui vietava “la vendita per asporto e la somministrazione, di bevande di qualunque genere, contenute in contenitori di vetro o lattine, (prevedendo in sostituzione la vendita e/o la somministrazione in contenitori di altro materiale…) oltre le ore 23:00 nelle giornate di Venerdì, Sabato e Domenica del periodo dal 19 giugno 2020 e fino al 31 luglio 2020“, che questa mattina alle 9, via Ferrante era ridotta ad una discarica di rifiuti di ogni genere.

Un “campo di battaglia”, come tanti, non solo a Caserta ma come nelle maggiori città del casertano, della “guerra del sabato sera”, colmo di bottiglie di vetro, carte di vario genere e utilizzo e bicchieri di plastica, quello che stamattina gli operatori della Ecocar si sono trovati davanti.

È anche vero che i giovani, sopratutto dopo il lockdown, il tutto chiuso e tutti a casa per dirla in italiano, dovuto alla pandemia da Coronavirus, che li ha visti confinati tra le mura familiari, devono sfogare. Bevano pure, a rischio della loro salute, tanto dovrebbero essere maggiorenni e vaccinati e capaci di intendere che gli eccessi portano sempre e solo a spiacevoli conseguenze sopratutto fisiche, ma lascino pulita la città come fosse casa loro, perchè lo è.

Allora probabilmente è arrivato il momento del pugno duro. Probabilmente così come avviene a casa, c’è bisogno della mamma che ci urla “metti a posto questo“, “pulisci quello“, “ma che credi di vivere in un albergo?“, “và a faticà“, “mo vedi quando viene tuo padre“. Sarebbe quindi arrivato il momento in cui il Sindaco di Caserta si vesta della figura di padre di tutti quanti e prenda utili e decisi provvedimenti.

Salvare quel po di commercio che è rimasto in città, si; aiutare gli esercenti nel periodo post Covid-19, si; ma deturpare quello che a detta dell’amministrazione comunale dovrebbe essere un pezzo del salotto della città che si sostiene con l’economia da turismo data dal sistema Reggia, no. I casertani non vogliono, e lo si nota puntualmente sui social.

Prendo spunto da questo articolo per raccontarvi un aneddoto di quella che era la Caserta di una volta, un fuori tema, che non è strettamente connesso a quanto accaduto, e nulla vuol significare. Anche trenta e passa anni fa c’era il giovane che del prossimo non gliene poteva importare di meno. Ma il bravo don Carmine della gloriosa Campagnola di via San Carlo ad un certo orario cascasse il mondo non vendeva più niente a nessuno, si muniva di una scatola di cartone e passava in rassegna tutta via San Carlo per raccogliere le eventuali bottiglie che qualche giovane “stanco” aveva lasciato a terra. Meditiamo.

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