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Liberi da vincoli

Mondragone. Favoreggiamento dell’immigrazione clandestina, in manette due moldavi e un rumeno

Decine di donne moldave fatte entrare illegalmente in Italia destinate ad essere illecitamente impiegate quali badanti o colf presso datori di lavori della Campania e del basso Lazio. L'organizzazione percepiva 300 euro per ogni lavoratore collocato, che comunque era sottoposto a condizioni di lavoro e alloggiative degradanti.

La Compagnia della Guardia di Finanza di Mondragone, in data odierna, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal GIP del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, su richiesta della Procura, nei confronti di tre soggetti, due di origine moldava ed una di origine rumena, ritenuti gravemente indiziati, in ordine ai reati di procurato ingresso illegale sul territorio nazionale e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di decine di cittadini moldavi.

I cittadini, in particolare donne, erano destinati ad essere illecitamente impiegati in condizioni di sfruttamento, quali badanti o colf presso datori di lavori sul territorio dell’alta Campania e del basso Lazio.

La tecnica utilizzata dall’organizzazione

I cittadini moldavi usciti dall’Italia vi rientrano anche dopo qualche giorno e comunque prima del decorso del termine di tre mesi di permanenza obbligatoria nel paese di origine, con divieto di rientro nell’area Schengen ed in particolare in Italia, procurandosi un secondo passaporto pulito il cui costo per procurarsi variava a seconda dell’urgenza da € 100,00 ad € 250,00/300,00.

Muniti quindi del secondo passaporto ove non risultano i timbri precedenti apposti dalle dogane, i cittadini moldavi venivano ritrasportati in Italia dai fratelli C., ma dovevano pagare un’ulteriore somma di denaro alla frontiera, pari a circa € 100,00, sempre a titolo di prezzo dell’accordo corruttivo finalizzato a “far chiudere un occhio” ai funzionari in servizio presso i posti di frontiera.

Trascorso un periodo temporale di almeno tre mesi in Italia con il secondo passaporto, sempre tramite i fratelli C., i cittadini moldavi rientrano in Moldavia (entro o oltre il termine trimestrale) e recuperano il primo passaporto, con cui quindi potranno rientrare in area Schengen liberamente, in quanto saranno ormai trascorsi i tre mesi di permanenza obbligatoria nel paese di origine.

Alla permanenza illegale sul territorio nazionale contribuisce anche la co-indagata di origine moldave D.B., la quale gestisce in maniera incessante e costante l’attività di intermediazione illecita nel reclutamento e nell’impiego di manodopera di cittadini moldavi.

La B., infatti, in violazione del divieto di impiegare cittadini extracomunitari privi del permesso di soggiorno per motivi lavorativi, li recluta e li impiega presso terzi, svolgendo tale attività come se fosse una vera e propria agenzia di collocamento (illecita ovviamente), in maniera stabile ed incessante.

Inoltre, la B. si adopera attivamente per favorire la permanenza sul territorio nazionale dei cittadini moldavi, i quali la contattano all’uopo non conoscendo le modalità di permanenza, di rientro in Moldavia e del successivo reingresso in Italia, fornendo loro tutte le indicazioni concrete ed i suggerimenti pratici per rimanere in Italia oltre il termine trimestrale previsto dal T.U. in caso di visto turistico o comunque di ingresso senza visto per motivi di lavoro (pagamento alla dogana, emissione del c.d. passaporto bianco previa falsa denuncia di smarrimento di quello detenuto) nonché per fare rientro in Italia immediatamente dopo il ritorno in Moldavia senza attendere il termine trimestrale di permanenza obbligatoria nel paese di origine prima di poter riaccedere in area Schengen.

Lo sfruttamento lavorativo con approfittamento dello stato di bisogno

Strettamente connesso al fenomeno dell’immigrazione clandestina è poi quello dello sfruttamento lavorativo con approfittamento dello stato di bisogno, in quanto l’ingresso e la permanenza illegali finalizzati proprio al reclutamento, all’impiego ed allo sfruttamento della manodopera dei cittadini moldavi. Come emerso dalle risultanze investigative il ruolo centrale in questa attività illecita viene svolto proprio da D.B., la quale opera sul territorio del basso Lazio e dell’alta Campania quale agente di collocamento di lavoratori moldavi, soprattutto donne che versano in stato di bisogno nel loro paese di origine, presso diversi soggetti, i quali si rivolgono stabilmente a Dana per reclutare badanti o addette ai servizi casalinghi, al di fuori di ogni previsione normativa e contrattuale collettiva.

Per tale attività di reclutamento di manodopera e di intermediazione illecita la donna romena pretendeva il pagamento della somma di €. 300,00 per ogni lavoratore collocato.

Gli stipendi mensili pattuiti per conto loro

Per le badanti e le collaboratrici domestiche, si pattuiva per loro conto uno stipendio mensile di importo variabile dagli €. 550/600,00 agli €. 750,00/800,00, in modo palesemente difforme dalla disciplina contenuta nel contratto collettivo nazionale di categoria, che fissa il minimo retributivo nell’importo variabile dagli € 857,94 ed 972,33 e comunque sproporzionato alla quantità di lavoro richiesto e prestato.

Per i braccianti agricoli, si pattuiva per loro conto uno stipendio mensile pari ad 600,00 o una paga giornaliera dall’importo variabile compreso tra gli €. 25,00 (pari a meno di C 2,00 all’ora) ed i 30,00 (pari ad € 3,75 all’ora), con possibilità di percepire la somma di 25,00 in caso di lavoro domenicale ovvero 5,00 per ogni ora straordinaria lavorata, in palese difformità rispetto alla disciplina contenuta nella contrattazione collettiva di categoria, per cui la retribuzione minima prevista è pari ad 47,23 per ogni giorno lavorativo prestato (di durata pari a 6,30 ore) e con maggiorazione pari al 30% per il lavoro straordinario, per un importo orario, quindi, pari ad € 7.50 e comunque sproporzionata alla quantità ed alla qualità di lavoro richiesto e prestato.

Condizioni di lavoro e alloggiative degradanti

I lavoratori erano sottoposti a condizioni di lavoro o a situazioni alloggiative degradanti, in quanto alcune lavoratrici domestiche rimanevano digiune, non provvedendo i datori di lavoro al loro vitto, altre erano costrette a subire avances di tipo sessuale dai predetti, mentre i lavoratori adibiti a braccianti agricoli in alcune occasioni erano costretti a vivere in baracche o in roulette di fortuna, in condizioni degradanti ed insalubri, dovute alla presenza di animali all’interno delle stesse ed alla penetrazione di acqua piovana dai soffitti.

Il GIP del Tribunale di S. Maria C.V., accogliendo la richiesta avanzata daalla Procura, ha anche emesso un decreto di sequestro preventivo a carico degli indagati, avente ad oggetto il profitto dei delitti dagli stessi commessi (pari ad € 107.000,00 per i fratelli C. e ad € 16.200, per la B.), nonché di 8 veicoli utilizzati dai C. per il trasporto illegale dei cittadini moldavi in Italia.

All’esecuzione delle misure cautelari personali e reali hanno contribuito, fornendo una preziosa collaborazione, la Procura Generale della Repubblica di Moldavia, con cui è stata attivata una proficua procedura di commissione rogatoria, nonché le Autorità Giudiziarie Romene ed Ungheresi, interessate per il tramite di Eurojust dell’esecuzione di 2 ordini europei di indagine emessi da questa Procura, nonché da personale in servizio presso l’Interpol in Romania ed in Moldavia.

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