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Liberi da vincoli

CLAN DEI CASALESI Le mani del clan sulle mozzarelle. Il figlio di Sandokan a capo dell’organizzazione

L'organizzazione criminale obbligava vari titolari di caseifici della penisola sorrentina a rifornire in esclusiva le società di Walter Schiavone per la successiva distribuzione nella provincia di Caserta.

Nelle prime ore di questa mattina, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno dato esecuzione ad un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di cinque soggetti appartenenti ad una organizzazione criminale con a capo Walter Schiavone, figlio del capo storico del clan dei Casalesi, Francesco Schiavone detto anche “Sandokan”, per i reati, a vario titolo, di associazione di tipo camorristico, detenzione e porto in luogo pubblico di armi da sparo e da guerra, intestazione fittizia di quote societarie, concorrenza illecita ed estorsione, aggravati dalla finalità mafiosa.

I cinque soggetti raggiunti dall’ordinanza odierna sono: Walter Schiavone, 39 anni, custodia cautelare in carcere; Baldascino Nicola, nato a Casal di Principe, 43 anni: arresti domiciliari; Bianco Antonio, nato a Maddaloni (CE), anni 40: custodia cautelare in carcere; Diana Armando, nato ad Aversa (CE), 39 anni: custodia cautelare in carcere; Natale Davide, nato ad Aversa, di anni 25: obbligo di dimora nel comune di residenza.

Le misure costituiscono lo sbocco di un’attività di indagine che ha consentito di acquisire gravi elementi indiziari sull’operatività di un gruppo criminale, facente capo al predetto Schiavone Walter, dedito alla gestione e controllo – con modalità estorsive – della distribuzione di prodotti caseari nei territori della provincia di Caserta, tramite società intestate a prestanome.

Walter Schiavone, organizzatore del sodalizio, si avvaleva di fidati collaboratori, quali Bianco Antonio, Diana Armando, Baldascino Nicola e Davide Natale, da tempo vicini alla citata fazione del clan casalese.

Bianco e Diana, come lo Schiavone, rispondono anche del reato associativo, in quanto sono stati raggiunti da gravi elementi indiziari, tra cui dichiarazioni collaborative ed esiti di attività d’intercettazione, relativi al loro ruolo stabile e duraturo all’interno del clan, caratterizzato per il Diana anche dalla disponibilità di armi.

Gli indagati, agendo tramite le società Bianco Latte S.r.l. e I Freschissimi S.r.l.s., società facenti capo a Schiavone Walter e gestite da fiduciari o prestanome, obbligavano vari titolari di caseifici della penisola sorrentina a rifornire in via esclusiva di prodotti le società dello Schiavone per la successiva distribuzione, impedendo, dunque, alle predette aziende di avere rapporti con altri distributori e garantendosi una posizione di illecito predominio nella distribuzione dei prodotti caseari nel comprensorio aversano, con il connesso pregiudizio alla libera concorrenza nel settore di mercato in esame. Gli imprenditori sottoposti alle vessazioni del gruppo Schiavone venivano altresì costretti con condotte estorsive a non riscuotere crediti per decine di migliaia di euro, derivanti dalle pregresse forniture, nonché a vendere i propri prodotti a prezzo ribassato.

La commercializzazione avveniva in maniera occulta, eludendo il sistema di tassazione fiscale imposto, cioè senza che i marchi “I Freschissimi” e “Bianco Latte” comparissero nella documentazione contabile consegnata ai rivenditori al dettaglio. Le entrate delle suddette attività illecite venivano rendicontate dagli indagati con cadenza settimanale direttamente a Walter Schiavone, nonostante questi fosse sottoposto alla misura degli arresti domiciliari per altro procedimento.

Nel corso dell’esecuzione della misura, la P.G. operante ha provveduto inoltre a: effettuare il sequestro preventivo d’urgenza della società “Latticini e Formaggi” di Antonio Bianco, impresa tramite la quale l’indagato continuava, ad oggi, a porre in essere l’illecita attività di immissione in commercio di prodotti lattiero-caseari con le modalità in precedenza illustrate; sequestrare sostanze stupefacenti (1.474 kg di hashish, grammi 72 di cocaina, marijuana 54 grammi), rinvenuta nel corso della perquisizione domiciliare presso l’abitazione di Diana Armando, occultata in un’intercapedine del vano camino, evidenza di una chiara attività di spaccio.

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