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Liberi da vincoli

“L’amore malato”

Immersa in una cortina di fumo e di pensieri fitti, densi, neri proprio come il fumo della sigaretta, Dora, seduta sul divano, guarda le immagini che la tv le rimanda. Una boccata profonda alla sigaretta, uno sbuffo di fumo esce dalla sua bocca aperta ad O a formare ghirigori che segue con gli occhi e si aggiungono agli altri ghirigori, quelli già espirati fuori di lei, con tutta la forza dei suoi polmoni. Pensa a quanto saranno neri, a quante volte ha pensato di smettere. Non vuole rinunciare a quel piacere profondo, al gusto acre della nicotina, alla elegante gestualità della mano sinistra che con l’indice e il medio disegnano una V per accompagnare il cilindro di carta bianca con il filtro arancione della sigaretta alla sua bocca. Dora le ha viste invecchiare le sue mani che da anni tengono fra due dita l’oggetto della sua dipendenza. Ne conosce le rughe.

Il silenzio della sua casa è interrotto solo dalla voce della bella presentatrice che racconta una storia.

Una come tante, come quelle che fanno meno rumore di un contagio da virus, che fanno meno rumore del risultato di una partita di calcio, meno dei migranti che vogliono sbarcare a Pozzallo, meno dell’arresto di certi personaggi noti. La storia la colpisce, si rivede nel racconto, nelle emozioni, nel dolore, ricorda la difficoltà di quel periodo della sua vita.

Ritorna indietro a tanti anni fa. Dora lo chiama il ripasso, l’outing di una donna normale, con una laurea normale, un lavoro normale, figli normali, una famiglia normale. La sua potrebbe essere la storia di una donna qualunque, che ha dovuto fare i patti per anni, i migliori della sua vita, con la cultura di certe donne, forse di tante mamme. La sua sempre pronta a difendere suo marito e sua suocera sempre pronta a difendere il figlio. Nessuna delle due donne voleva rinunciare al proprio ruolo. Il marito di Dora era quel genero che molte donne desiderano avere e quel figlio maschio che non deve chiedere mai, bello ma imprendibile, orgoglio di ogni mamma. Non ti metterà mai dietro a nessun’altra, resterai sempre al primo posto nella sua vita. Un bel bruno mediterraneo, bel torace, gambe lunghe, lineamenti regolari.

Un buon professionista dà sempre alla famiglia quel tocco di prestigio che non guasta, soprattutto in una piccola provincia del sud dove tutti sanno di tutti e i matrimoni sono importanti anche come ascensori sociali.

Dora ha imparato a fumare a scuola, nei bagni, con una sigaretta che faceva il giro di bocca in bocca fra le studentesse del primo liceo. Ricorda ancora il primo tiro, il forte colpo di tosse che ne seguì. Restituì immediatamente la sigaretta dopo aver avvertito un pugno al petto.

Non mi piace, il fumo non è per me”.

Non sapeva di aver detto una bugia, la più lunga della sua vita. E poi i pacchetti di sigarette nascosti con cura, divisi con le amiche, i pomeriggi passati sul balcone per nascondere la puzza di fumo, le caramelle alla menta per tenere nascosto il suo segreto.

Il liceo, i professori di italiano, di storia, di filosofia. Si, fu la professoressa di filosofia che le insegnò a leggere il quotidiano. Una passione che Dora ancora ha viva, la curiosità per la notizia, il gusto della conoscenza, della novità che la tiene in continuo contatto col mondo che sta lì fuori e va avanti velocemente, senza spazio, senza tempo. La ricerca continua di sapere quello che succede oltre le mura di casa sua. Spulciando fra giornali e internet Dora si sente sempre in compagnia, non è mai sola.

E quella giovane professoressa di matematica, fresca di laurea, che faceva fumare in classe per evitare che i ragazzi uscissero durante la spiegazione per andare a fumare in bagno.

Altri tempi. Quanto sono cambiati i tempi moderni!

Ah, la giovane professoressa di matematica, a ben ricordare, aveva messo in guardia Dora dal suo fidanzato. Ma figurarsi se Dora aveva dato importanza al giudizio della giovane prof, che ne sapeva lei del suo fidanzato?

Non è una storia di schiaffi, percosse, botte, è la storia fatta di violenza quotidiana, di parole non dette, di silenzi forzati, di assenze, ritardi, lacrime nascoste, di diritti non riconosciuti e violati, non come moglie, compagna di vita, mamma, ma alla donna a cui per troppi anni è stato negato il diritto di essere persona rubandole la dignità.

I momenti più belli Dora li ha trascorsi nella casa a mare, una villa bianca a due piani, immersa in un verde prato. Sentinelle del suo cammino lungo il viale che percorreva fino ad arrivare al patio della casa erano alti alberi di pino marittimo. Gioia e dolore delle sue lunghe vacanze estive e della sua adolescenza. Maledetti gli aghi di pino che ad ogni stormir di vento crollavano giù dai rami creando un tappeto che a calpestarlo a piedi nudi sembrava il letto di un fachiro.

E le urla della madre: “Dora, non scendi in spiaggia se prima non spazzi il viale”.

Quanti segreti conservava fra le sue mura quella villa.

Le fughe nelle domeniche d’inverno col suo fidanzato alla ricerca di quell’intimità che in auto tanto riservata e sicura non era. La paura di essere scoperti, le luci spente per non insospettire i vicini, i passi fatti in punta di piedi per non fare rumore, il cuore a mille, il freddo, il calore delle coperte, dei baci e dell’abbraccio fra fidanzati.

Una volta capitò che il padre di Dora passò di lì per caso, inaspettatamente. Il fiato sospeso, sembrava che il respiro facesse rumore e potesse essere sentito. Allora il respiro provò a fermarsi in una lunga apnea, fin quando i due fidanzati non sentirono la porta richiudersi e il motore acceso e la macchina partire. Pericolo scampato. Fu la fortuna o la discrezione di un uomo riservato e intelligente a salvare quella volta i giovani amanti da una situazione di grande imbarazzo e tradimento di un educazione forte e salda nei valori?

Dora si faceva guardare, con i suoi capelli lunghi, del colore del sole, le gambe tornite le davano slancio, si muovevano come la falcata di una puledra sotto le minigonne svolazzanti, svasate ad A.

Lo sport le dava quell’andamento eretto, fiero, che talvolta veniva scambiato per altezzosità. Di questo Dora si crucciava. Sapeva che non era così come poteva apparire agli occhi degli altri, ma fallo capire ai suoi amici!

Quel modo di camminare, il passo deciso le conferiva una fierezza che non passava inosservata. Si sentiva gli sguardi dei ragazzi addosso, quasi a farle i raggi x, accompagnati dai complimenti che si ricevevano passando davanti a gruppi di giovani universitari che si incontravano fuori i bar del centro della città, nei pomeriggi dopo lo studio, proprio per guardare le ragazze che passeggiavano.

Tutti la guardavano tranne lo studente di medicina più grande di lei che abitava nel suo palazzo. Quante spiate da dietro i vetri della finestra chiusa per vederlo giocare a pallone sul terrazzo del suo appartamento al primo piano. Quanti sguardi incrociati sulle scale dove si scambiavano solo un timido “Ciao”.

Quante donne si ritrovano a vivere in famiglia storie di questo tipo. Quanti uomini riescono a far sentire in colpa le proprie donne per un sorriso fatto in pubblico ad una cena, ad una festa, per un abito aderente al corpo, una minigonna?” – si chiede Dora.

Dora, che aspetti? Il tempo passa”.

Le pare di sentire ancora la voce, accorata, quasi rotta dal pianto in gola, della madre. Dora aveva 18 anni e già doveva preoccuparsi del tempo che passava? Può darsi, chissà, le mamme ne sanno sempre di più, sanno qual è l’età giusta per fare le cose. 18 anni era l’età giusta per fidanzarsi. La mamma diceva pure che l’amore andava di pari passo col batticuore.

Vedrai, quando sarai innamorata il cuore ti batterà forte”.

Ma Dora questo battito non lo sentiva per nessuno se non durante quell’incontro fugace che faceva sulle scale con l’universitario del piano di sotto.

Ma era il tempo del fidanzamento. Basta sognare l’amore che non c’è, come l’isola, che non potrà mai essere.

Si presenta l’occasione, il cuore non batte ma sembra essere quella giusta. Lui è più grande, laureato, dai modi gentili e teneri, con l’auto nuova fiammante. Dora crede di aver fatto il colpo.

Potrà dire anche lei, come già da mesi fanno le sue amiche: “Ho un fidanzato”.

La sorpresa arriva quando dopo tante volte che il fidanzato aveva portato in posti appartati Dora, questi le chiede qualcosa in più. Fu in quel momento che il cuore di Dora smise di battere, declinò l’invito e si rifece accompagnare a casa lasciando in una profonda delusione il fidanzato laureato, ingegnere, con la macchina fiammante, aveva perso in corso d’opera i modi gentili e teneri. (continua)

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