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Liberi da vincoli

La Reggia di Caserta svela al pubblico tecniche e dettagli del restauro dei beni fotografici

Cantiere di restauro aperto e approfondimenti tematici sui social per una delle specializzazioni meno note del restauro.

Sabato 13 e domenica 14 novembre, sarà possibile assistere alle fasi dell’intervento conservativo su una delle opere di Terrae Motus: le stampe in bianco e nero di Robert Mapplethorpe. Da oggi, invece, l’Istituto museale lancia la nuova rubrica social, con cadenza settimanale, #DiariodiunRestauro/Mapplethorpe.

Il patrimonio della Reggia di Caserta è multiforme e sfaccettato e ha ancora tanto da svelare. ​Le arti figurative trovano, infatti, una loro grande espressione nel Complesso vanvitelliano anche attraverso la fotografia. Tra queste il gruppo delle stampe di Mapplethorpe, intitolate “Denis Speight with Thornes”, “Jack with Crown”, “Skull and Crossbones”, “Jill Chapman” e “Dennis Speight with Flowers”.

L’opera, della collezione ideata e donata da Lucio Amelio alla Reggia di Caserta, è oggetto di ricerche e di interventi conservativi, coordinati dal servizio Biblioteca Palatina, Archivio Storico, Fotografico, Digitalizzazione, a cura di Sandra M. Petrillo – SMP international Photo Conservation Studio, nei Laboratori di Restauro.

L’Istituto museale, quale luogo di costruzione e condivisione di cultura, intende coinvolgere i propri pubblici nelle molteplici attività in corso e in programmazione. Per questo il 13 e il 14 novembre, dalle 9.30 alle 12.30, sarà possibile assistere, previa prenotazione obbligatoria, alle fasi di restauro presso l’Archivio storico e l’annesso laboratorio. L’accesso sarà consentito a piccoli gruppi fino a un numero massimo di 30 persone al giorno. Per prenotare la visita al cantiere scrivere a re-ce.archiviostorico@beniculturali.it oppure chiamare al numero 0823/1490225. La partecipazione all’iniziativa rientra nel costo ordinario del biglietto di ingresso/abbonamento della Reggia di Caserta.

Da oggi, inoltre, tutti i giovedì, lo stato di avanzamento dello studio sarà al centro di una nuova rubrica social: #DiariodiunRestauro/Mapplethorpe. L’intervento di restauro, infatti, è stato preceduto da un’accurata e approfondita ricerca sull’autore, sui materiali, sulle tecniche e sulla storia dell’opera. Robert Mapplethorpe, rompendo con la tradizione, non stampava personalmente le sue fotografie, poiché interessato soprattutto al momento della composizione e della ripresa, avvalendosi invece di stampatori professionali. Uno di questi è stato Tom Baril, suo collaboratore per circa un decennio. Nella camera oscura dello studio newyorkese di Mappletorpe, al n. 23 di Bond Street, nel Lower Manhattan, Baril si occupava sia dello sviluppo dei negativi sia delle stampe. L’aspetto particolare delle opere di Mapplethorpe degli anni Ottanta – quelle appartenenti alla collezione Terrae Motus sono datate 1983 – dipende non solo dall’illuminazione utilizzata in fase di ripresa, con il ricorso a luci filtrate, ma anche dalla tipologia delle carte fotografiche scelte e soprattutto dalle tecniche di stampa impiegate da Baril. Quest’ultimo, infatti, su richiesta dell’artista, faceva uso di uno schermo di vetro opaco sotto l’obiettivo dell’ingranditore. Risultato: i corpi dei modelli fotografati presentano delle linee molto addolcite ed una certa morbidezza nella resa della pelle. L’iniziativa è in linea con gli obiettivi dell’Agenda 2030 “Istruzione di qualità” e “Partnership per gli obiettivi”.

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