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Liberi da vincoli

Inchiesta Minerva: il dentista ex editore di TV Luna dall’obbligo di dimora a Belluno, alla sua residenza di Caserta

Decisione del Riesame che cambia il provvedimento del GIP

Nuovo provvedimento cautelare per il medico dentista ed ex editore di TV Luna, Pasquale Piccirillo, che ha ottenuto di proseguire nella sua residenza di Caserta l’obbligo di dimora che stava espiando a Belluno. La decisione è stata presa dal Tribunale del Riesame di Napoli al quale l’odonto-editore si era rivolto dopo il rigetto del GIP del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere.

Il giudice, infatti, si era opposto al trasferimento da Belluno (dove risiedeva al momento dell’arresto avvenuto lo scorso febbraio) a Caserta per la «personalità negativa» dell’imputato e sulla base di un recupero crediti relativi a vecchie fatture che Piccirillo avrebbe tentato di ottenere, come da denuncia dell’amministratore giudiziario dei beni, questi ultimi in larga parte restituitogli. Sulla base dell’affievolimento della posizione giudiziaria e sull’episodio abbastanza datato (è accusato di corruzione nell’ambito dell’inchiesta sulla sanità battezzata Minerva), il Riesame ha perciò disposto il prosieguo della misura dell’obbligo di dimora a Caserta, tenendo presente anche il processo che si avvicina con la prossima udienza davanti al GUP fissata in questo mese e il comportamento corretto durante la precedente detenzione domiciliare nel capoluogo di Terra di Lavoro.

Anche la Cassazione, parallelamente, aveva rimandato ad un nuovo esame sotto una diversa sezione del Riesame per l’annullamento totale dell’ordinanza cautelare per il dentista ex editore di TV Luna e si attende la fissazione dell’udienza. Anche in questo caso, i giudici della Suprema Corte avevano specificato che «il giudizio del Tribunale è, tuttavia, gravemente squilibrato nell’accertamento del pericolo di reiterazione, che deve essere valutato in termini concreti e attuali, sia perché non tiene conto del tempo trascorso dai fatti – che risalgono all’anno 2016 – sia perché si fonda, pur dando atto dell’inserimento dell’indagato in un contesto territoriale ed in condizioni lavorative del tutto mutate, su valutazioni apodittiche pervenendo alla conclusione che non può escludersi che egli, anche in tale contesto, reiteri le corruzioni operate ovvero che gestisca da lontano operazioni truffaldine rispetto a società da lui gestite di fatto».

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