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Liberi da vincoli

Il caso del giornalista Mario De Michele non è né il primo, né l’unico, né l’ultimo

Parallelismi con il caso di Saviano e gli altri pseudo minacciati nella “Svizzera della Camorra”

CASERTA (di Ferdinando Terlizzi) – Prendo spunto da notizie che circolano che ci sono sette indagati per minacce a Paolo Berizzi, giornalista de La Repubblica e che il “giornalista” Mario De Michele è indagato per aver simulato degli attentati. De Michele è indagato dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, inoltre, per calunnia e per detenzione di armi da fuoco perché, in concorso con un ex consigliere comunale di Orta di Atella, avrebbe simulato i due attentati subiti il 14 novembre e il 5 maggio scorsi.

Ho appreso, inoltre, che “A tutela dei colleghi minacciati e impegnati sul territorio e più volte presi di mira dallo stesso De Michele sul suo sito internet il Sindacato si costituirà nel processo come parte civile”. Bene.

Voglio ricordare a chi mi legge un passo nel film Fortàpasc, (del 2009, diretto da Marco Risi, sulla breve esistenza e la tragica fine del giornalista Giancarlo Siani giovane praticante, impiegato “abusivo” per Il Mattino col sogno di un contratto giornalistico e di un’inchiesta incriminante contro i boss), c’è un dialogo tra l’aspirante giornalista e il suo caporedattore che gli spiega:  “Giancà… ce stanno i giurnalist… e po ce stanne e giurnalist… giurnalisti…” ovvero i giornalisti con le palle; quelli che non hanno mai scritto un articolo ( e sono passati all’esame)  e quelli che copiano le veline della procura e dei carabinieri.

Di pseudo giornalisti in Campania ve ne sono molti. E le minacce non sempre sono vere ma non esiste solo il caso di De Michele. Lui è uno dei tanti. Spesso si scrivono lettere anonime e le fanno arrivare alle loro redazioni.

Ci sono precedenti di telefonate di boss fatte per chiarimenti che sono state poi trasformate in (ipotetiche) minacce e al soggetto è stata finanche assegnata una scorta.

È un poco come quella questione, recente, dove un giornalista di Caserta si è sentito minacciato da un boss (in stato detentivo) attraverso una intervista rilasciata ad un altro giornalista.

Ci sono poi quelli di Pignataro Maggiore (la cosiddetta scuola della “Svizzera della Camorra”) che ci hanno sguazzato per anni sulle minacce vere, presunte o inventate. I giornalisti di quella zona sono tutti minacciati dalla “camorra di Don Chisciotte”. Anche dopo la morte di Don Chisciotte.

È un mondo di mezzo che vive da sempre tra eroismi (veri o falsi che siano) e illegalità.

Ma chi sono i giornalisti che ricorrono a questi mezzucci per farsi notorietà? Tutti quelli che non valgono una cicca. Molti hanno raggiunto il top con le estorsioni a mezzo stampa. A Napoli negli anni 80 vi era un giornalista che giunse con il suo settimanale (pare si chiamasse La Voce o simile) a ricattare perfino ministri.

Un altro esempio può essere il caso di Saviano e la sceneggiata delle minacce “camorristiche” a mezzo di un atto di remissione letto in udienza da un avvocato. Il processo “che ne occupa” è a ruolo a Roma (dopo la sentenza di Napoli che ha dichiarato la propria incompetenza) la cui prossima udienza è fissata per l’11 giugno e che riserva sorprese rilevanti. Sono imputati due avvocati e le parti lese sono due giornalisti: Rosaria Capacchione e Roberto Saviano, oltre a due magistrati.

Il rinvio dell’ultima udienza è dovuto sia alla malattia di un avvocato (difensore di uno degli avvocati imputato) e sia al fatto che “il signorino” è bloccato a New York e non è potuto rientrare in Italia.

Saviano per esempio è un pioniere nei confronti di De Michele perché si è inventato minacce (dal 2006)  di cui non vi sono tracce. Ne ebbe perplessità per l’assegnazione della sua scorta perfino Vittorio Pisani, all’epoca capo della Squadra Mobile di Napoli – “A noi della Mobile fu data la delega per riscontrare quel che Saviano aveva raccontato a proposito delle minacce ricevute. Dopo gli accertamenti demmo parere negativo sull’assegnazione della scorta“.

Io sono stato querelato dal Saviano (due giudizi conclusi con remissione di querela e pagamento delle spese da parte del “signorino”) perché avevo scritto, in occasione di un articolo e in sede di una intervista televisiva, sulla recensione del libro “L’Impero dei Casalesi”, scritto dall’inviato de Il Mattino, Gigi Di Fiore, che lui in Gomorra aveva scritto “cazzate”.

Ebbene l’editore, alle rimostranze dei miei avvocati che chiedevano rettifiche, rispose che già dalla seconda edizione erano state apportate centinaia di rettifiche. Cioè tutte le cazzate, poi cancellate.

A dare uno sguardo diverso sul fenomeno Gomorra e sul personaggio Roberto Saviano, è giunto il lavoro del professor Alessandro Dal Lago, con il libro Eroi di carta, edito da Manifesto Libri.

Un lavoro che mette in discussione non solo il Saviano personaggio, ma che riesce ad entrare nel merito del lavoro letterario e di inchiesta di “Gomorra” smontandolo con grande acume e consegnandoci uno scenario diverso, un punto di vista nuovo attraverso il quale guardare al fenomeno “Gomorra”.

E infine i due libri di Ciro Perna (“ArromogGomorra letto da un altro punto di vista” e “Roberto Saviano. Io non ti credo”).

Quindi il caso di De Michele (parlo per coloro i quali si sono scandalizzati) non è né il primo, né l’unico, né l’ultimo!

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