www.gazzettadicaserta.it
Liberi da vincoli

False RC Auto, le basi a Villa Literno, Castel Volturno e Cancello ed Arnone. 16 misure cautelari, sequestrati terreni e sale slot

Dall’alba di oggi, nelle province di Caserta, Napoli e Isernia i militari del Comando Provinciale Carabinieri di Milano, coadiuvati da quelli dei Comandi Provinciali territorialmente competenti, hanno dato esecuzione a due ordinanze cautelari, emesse dal GIP del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere, nei confronti di 16 persone, ritenuti a vario titolo responsabili di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di truffa aggravata, auto riciclaggio, trasferimento fraudolento di valori, esercizio abusivo di attività assicurativa e di intermediazione assicurativa, nonché, uso di marchi e segni contraffatti. I destinatari delle ordinanze sono tutti di nazionalità italiana. 2 sono destinatari di custodia cautelare in carcere, 8 degli arresti domiciliari, 4 dell’obbligo presentazione alla P.G., 2 dell’obbligo di dimora.

Le basi a Cancello ed Arnone, Castel Volturno e Villa Literno

L’associazione criminosa era strutturata e operante prevalentemente nei comuni di Cancello ed Arnone, Castel Volturno e Villa Literno. A capo dell’organizzazione, due giovani fratelli di Villa Literno, Catena Federico e Catena Dionigi, che erano conosciuti nel luogo di residenza per il loro elevatissimo tenore di vita, tra auto di lusso e viaggi ai casinò di Campione, Lugano e Venezia. Insieme ai due loro principali collaboratori, Piccerillo Salvatore e Di Dona Antonio, sono risultati proprietari, attraverso “teste di legno”, di varie società, operanti soprattutto nel settore della rivendita di autovetture, talvolta rubate o allestite con pezzi rubati, nonché di due sale slot, un negozio di abbigliamento e vari terreni: beni acquisiti con il riciclaggio delle somme illecitamente accumulate e che sono stati sottoposti a sequestro, unitamente a un cospicuo numero di beni mobili registrati.

10.000 euro una giornata di lavoro

Il vantaggio economico che l’associazione a delinquere vantava era considerevolmente elevato, tantoché gli introiti quotidiani, approssimativamente calcolati e riferibili alla singola “giornata di lavoro”, ammontavano a cifre tra i 5.000 e i 10.000 euro.

I proventi della truffa fatti passare sulle Postepay

Gli introiti della truffa erano fatti transitare su diverse carte Postepay intestate a prestanome (nel corso delle indagini ne venivano identificati almeno 280). Questi ultimi poi, nel ruolo di “monetizzatori”, con cadenza quotidiana prelevavano somme di denaro contante che, in minima parte erano redistribuite tra i sodali sotto forma di compenso fisso o a percentuale e, nella restante e più cospicua parte, restavano nella disponibilità dei vertici dell’associazione, che lo reinvestivano attraverso la costituzione e/o il finanziamento di una serie di società agli stessi riconducibili, spesso con l’utilizzo di teste di legno.

78 siti internet oscurati

Nel corso delle investigazioni sono stati individuati e fatti oscurare dai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Milano almeno 78 siti internet, rispetto ad una piattaforma che si ritiene ben più ampia.

Come operavano i truffatori

La struttura criminale operava in maniera perfettamente collaudata:

  • veniva creata una piattaforma telematica attraverso un sistema di anonimizzazione composito e accurato (siti allocati su server esteri, numeri telefonici fissi in realtà virtuali, Sim fittiziamente intestate);
  • una volta realizzato il sito internet, attraverso prestanome o false identità, venivano acquistati da Google i privilegi della ricerca a pagamento per rendere immediatamente visibili i link riconducibili all’associazione;
  • i telefonisti addetti alla risposta erano organizzati su due call center che periodicamente venivano dislocati in sedi diverse per eludere eventuali investigazioni;
  • l’impiego era distribuito su turnazioni prolungate con orario 09.00/19.00 (con mezz’ora di pausa pranzo) dal lunedì al venerdì e 09.00/13.00 il sabato;
  • così come nei “veri” call center, esisteva la figura dei team leader che avevano il compito di sovraintendere con zelo alle attività lavorative; costoro non solo erano istituzionalmente incaricati di vigilare sul rispetto, da parte degli associati, degli orari di lavoro, ma monitoravano anche la “produttività”, in termini di contratti realizzati dai vari operatori (addirittura in un caso, un telefonista è stato allontanato per il sospetto di scarsa produttività, in quanto trovato positivo all’uso cocaina, in seguito all’esame delle urine che gli era stato imposto dai capi dell’associazione).

Gli ulteriori sequestri

Durante le fasi operative è stata data, altresì, esecuzione a:

  • quattordici decreti di perquisizione domiciliare;
  • un decreto di sequestro preventivo emesso dal Pubblico Ministero, avente ad oggetto: due sale slot e scommesse, diciassette società di rivendita di autovetture (almeno dieci delle quali prive di sede fisica), una società di commercio di abbigliamento, un negozio di abbigliamento, vari immobili ubicati nelle province di Caserta e di Isernia, un motoscafo, svariate autovetture, nonché numerosi rapporti finanziari;
  • un decreto di sequestro di nove siti internet tuttora attivi.

L’indagine avviata dalla Procura della Repubblica di Milano, nel gennaio del 2018, è stata trasferita per competenza territoriale a quella di Santa Maria Capua Vetere.

Il video delle operazioni

Questo sito fa uso di cookie per migliorare l’esperienza di navigazione degli utenti e per raccogliere informazioni sull’utilizzo del sito stesso. Utilizziamo sia cookie tecnici sia cookie di parti terze per inviare messaggi promozionali sulla base dei comportamenti degli utenti. Può conoscere i dettagli consultando la nostra privacy policy al link qui sotto. Proseguendo nella navigazione si accetta l’uso dei cookie; in caso contrario è possibile abbandonare il sito. Accetto Cookie Policy

Cookie