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Liberi da vincoli

“Decamerone maddalonese”, l’ultimo libro di Dora Barletta. L’intervista di Enza Sesio

Rispolverare e rinnovare, ecco il compito che Dora Barletta, moderna cantastorie come lei stessa si definisce, si prefigge con il suo ultimo libro Decamerone maddalonese. È alla sua 13esima pubblicazione Dora, maddalonese di nascita, casertana di adozione, archeologa, docente di greco e latino al liceo classico Pietro Giannone.

Sarò ancora più diretta: dove possiamo andare se non conosciamo la strada già percorsa? Non c’è strada che si possa intraprendere con successo, senza voltarsi a guardare le proprie orme; e nessuno può lasciare un’orma visibile se non ha ascoltato o letto una storia, facendola, in qualche modo, propria.” – racconta l’autrice.

Come nasce l’idea della narrazione dei racconti maddalonesi, non affini al mito e neppure curvabili sulla leggenda o sulla favola, il loro calco è, senza dubbio, la fiaba.

In questi lunghi mesi di quarantena e restrizioni, ho dedicato tempo al lavoro, alla raccolta di una serie di racconti, appresi dalla viva voce delle mie conterranee e dei miei conterranei, improntando una sorta di piccolo Decamerone della fiaba. Tre racconti per dieci giornate affidati all’estro di dieci diversi narratori i quali, a causa della moderna crisi pandemica dei valori, cercano attraverso la memoria ed il recupero del bello che è nel passato, di dare linfa e contenuti nuovi alla loro esistenza“.

I protagonisti del Decamerone maddalonese raccontano fiabe. Fiabe perché, nella trasposi zi one scritta dell’oralità di Maddaloni, il lettore noterà una preponderanza di figure che non si evolvono durante il corso della vicenda narrativa; compiono azioni straordinarie grazie all’intervento del soprannaturale; non aderiscono necessariamente alla dimensione storica, anzi; non rivestono il carattere sacrale del mito; a differenza della favola, qui non vincono sempre i malvagi; hanno il sapore della cultura popolare, fatta di superstizione e di proverbiale saggezza; la loro natura folcloristica si traduce anche nella grossolana presenza di re, castellane, fate, popolane, maschere“.

Qual è I ‘ambientazione storica del Decamerone maddalonese?

L’ambientazione non è sempre circoscrivibile ad un tempo preciso, perché annichilito dalla dimensione atemporale della fiaba. Il Decamerone maddalonese recupera il significato del racconto stesso, dei luoghi in cui è ambientato, ricostruisce il tessuto storico dei luoghi come il castello, torre Artus, castelluccio, tutte le chiese, accrescendo in me il senso di appartenenza a questa terra”.

I più giovani potrebbero trovare spunti di riflessione nelle fiabe narrate dal Decamerone maddalonese?

Alla ricerca storica che mi ha appassionata durante questi duri mesi di pandemia, si aggiunga la gioia, cresciuta via via, di sperimentare il lavoro di sensibilizzazione nei confronti dei nostri giovani, invogliandoli all’esplorazione, appassionandoli alla ricerca, indirizzandoli alla preservazione delle ricchezze di cui disponiamo. Anche quando ci attanaglia l’idea che essi non ci ascolti no o che ci snobbino, in realtà sono lì sempre, davanti a noi, a respirare ogni nostro messaggio, ogni nostra storia. E il bello delle storie, dal mito alla fiaba, non è cosa contengano, quale messaggio e morali complesse sono trincerate dietro a rocambolesche stratigrafie della storia e preordinate allegorie, il bello è come le raccontiamo. Impossibile stabilire, pertanto, dove finisca il racconto, così come mi è stato trasmesso, e dove inizi la rielaborazione fantastica di chi scrive“.

Lascio Dora Barletta dopo questo breve incontro, ringraziandola per avermi donato con questa breve intervista un’ anteprima della sua pubblicazione e personalmente mi congratulo per aver dedicato il libro a se stessa. Chi non parte da sé non può arrivare agli altri. In bocca al lupo, Dora.

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