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Liberi da vincoli

Coronavirus. Appello di 28 piccoli comuni al Governo: “Siamo in ginocchio. Subito un fondo nazionale per la liquidità”

Ventotto sindaci dei gioielli turistici italiani lanciano un appello al presidente del Consiglio Giuseppe Conte. Da San Gimignano ad Amalfi, da Barolo a Porto Venere, da Portofino a Otranto

«Un fondo speciale che copra, almeno in parte, la riduzione delle entrate direttamente connesse con il turismo» e «per garantire un minimo di liquidità per farci trovare in piedi quando i flussi turistici ripartiranno». E’ l’appello ‘per salvare i gioielli turistici d’Italia’ rivolto al Governo da 28 piccoli Comuni italiani, da San Gimignano (Siena) a Gibellina (Trapani), da Barolo (Cuneo) a Pula (Cagliari), amministrazioni che contano meno di 15mila abitanti, a forte vocazione turistica e ora «in ginocchio» a causa dell’emergenza Coronavirus.

A rischio il patrimonio d’Italia

«Le nostre entrate sono ai minimi, è a rischio la tenuta sociale ed economica dei nostri territori, tanto da minacciare gli stessi servizi essenziali» scrivono i sindaci: «Sappiamo già che non troveremo nei nostri bilanci le risorse per far fronte alla riduzione delle entrate di parte corrente, che vanno dal 20% fino al 50% in alcuni casi». «A rischio – aggiungono – è anche la cura del nostro straordinario patrimonio artistico, culturale, monumentale, architettonico, che è patrimonio di tutta Italia».

Tra le altre richieste

Nell’appello i 28 sindaci chiedono al Governo la «possibilità di attingere non solo all’avanzo di amministrazione di parte libera e destinata, ma anche a quello vincolato per affrontare con tutti gli strumenti la crisi in atto»; e ancora, «possibilità di trattenere il gettito Imu destinato allo Stato e di stabilire una ‘soglia di solidarietà’ al Fondo per lo sviluppo e la coesione, oltre la quale bloccare il contributo dei singoli comuni» oltre a norme per la pace sociale su affitti commerciali e riduzione della Tari.

Il grido di allarme

«Le nostre entrate sono ai minimi, è a rischio la tenuta sociale ed economica dei nostri territori, tanto da minacciare gli stessi servizi essenziali» spiega Andrea Marrucci, sindaco di San Gimignano, comune capofila dell’appello. «Al Governo – aggiunge – chiediamo di non lasciarci soli. Ci candidiamo ad essere protagonisti anche di una nuova economia di prossimità, in senso territoriale, e di un nuovo turismo più sostenibile, attento e consapevole che trovi in noi una destinazione turistica sicura, capace di accogliere nel pieno rispetto delle norme imposte dal coronavirus, pronti a sperimentare un nuovo “galateo dell’ospitalità, che dia sicurezza e accoglienza ai nostri ospiti. Ma questa volta da soli non ce la potremo fare: chiediamo allo Stato di darci una mano per farci trovare in piedi quando tornerà il turismo in Italia».

I Comuni firmatari

San Gimignano (Siena), Montalcino (Siena), Greve in Chianti (Firenze), Barolo (Cuneo), Barbaresco (Cuneo), Montepulciano (Siena), Pollica (Salerno), Volterra (Pisa), Positano (Salerno), Porto Venere (La Spezia), Amalfi (Salerno), San Vincenzo (Livorno), Pienza (Siena), Portofino (Genova), Otranto (Lecce), San Severino Lucano (Potenza), Iseo (Brescia), Valsinni (Matera), Diamante (Cosenza), Città della Pieve (Perugia), Guardia Perticara (Potenza), Pula (Cagliari), Cabras (Oristano), Castelsardo (Sassari), Malfa Isola di Salina (Messina), San Vito di Cadore (Belluno), Castiglion dei Pepoli (Bologna), Gibellina (Trapani).

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