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Liberi da vincoli

Colpo di Stato in Birmania, la violenta repressione dei militari causa la morte di oltre 400 giovani. Tutto ciò che c’è da sapere

Il Myanmar, in passato noto come Birmania, è una nazione del Sudest asiatico con più di 100 gruppi etnici che confina con India, Bangladesh, Cina, Laos e Thailandia. Dopo aver ottenuto l’indipendenza dal Regno Unito nel 1948, la Birmania è stata governata dapprima democraticamente, poi, in seguito a un colpo di Stato nel 1962, da una dittatura militare. Il Myanmar tutt’oggi è uno dei paesi più poveri e più sottosviluppati del pianeta ma anche molto ricco di giacimenti naturali.

Ma cosa sta succedendo oggi in Birmania? Il primo febbraio del 2021 c’è stato il licenziamento e l’arresto del premio Nobel, nonché leader del partito del governo Aung San Suu Kyi e del presidente Win Myint. Il governo da loro guidato è basato sulla difesa dei diritti umani ma è sempre stato però tormentato dalla rigida dittatura militare. L’azione dei militari è stata ordinata dal generale Min Aung Hlaing ed è stata portata a termine in poche ore, sospendendo tutti i diritti democratici che ultimamente si stavano evolvendo dopo tanti anni di dittatura. La Lega nazionale per la democrazia condotta da Aung San Suu Kyi, aveva conquistato il potere alle elezioni dello scorso novembre raggiungendo oltretutto una netta maggioranza con 368 seggi.

Il 1° febbraio, dunque, si è concretizzato un vero e proprio colpo di Stato da parte della dittatura militare ed è in atto da circa 60 giorni. Ad oggi si contano più di 400 morti, tra cui molti bambini e più di 2000 arresti. La popolazione birmana non ha digerito la presa di posizione da parte del corpo militare e sono sorte di conseguenza due forme di proteste: il “CDM”, movimento di disobbedienza civile, dove ogni impiegato cessa di lavorare paralizzando e bloccando tutta l’economia dello stato. Questo movimento rivoluzionario ha avuto molto successo e i primi a parteciparvi sono stati medici e infermieri.

Al “CDM” si è aggiunta la “Generazione Z”, della quale fanno parte gli adolescenti. Questi ultimi hanno molta dimestichezza con l’informatica e il loro obiettivo è quello di filmare e pubblicare tutte le ripugnanti azioni militari che compiono contro chi prova a chiedere la libertà e la democrazia.

Ciò che li rende così particolari è la loro voglia di giustizia accompagnata da una determinazione considerevole. La “Generazione Z” non fa distinzione di razza e di etnie, combattendo anche per un’altra causa, il razzismo. I militari, d’altra parte, cercano di bloccare tutte le telecomunicazioni e tutte le reti telematiche, non facendo trapelare nessuna notizia a loro sfavore. Tutto questo viene definito “la rivoluzione di primavera”.

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