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Caso Zagaria-Bin Laden: nuova udienza alla scadenza dei domiciliari. A decidere il tribunale di sorveglianza di Brescia?

Il noto esponente del clan, da tempo con grave infermità fisica, è stato nuovamente ricoverato in un ospedale lombardo lo scorso primo giugno mentre era ai domiciliari. Intanto tempi ancora lunghi per la decisione della consulta sul decreto Bonafede

Scadranno il 22 settembre prossimo i cinque mesi di detenzione domiciliare concessi dal tribunale di Sorveglianza di Sassari lo scorso aprile al noto esponente del clan dei Casalesi, Pasquale Zagaria, detto «Bin Laden», che sta scontando da tempo una pena a 20 anni che si concluderà nell’agosto del 2023 (salvo complicazioni procedurali e di salute).

Ma ora i magistrati dovranno di nuovo pronunciarsi per decidere se far proseguire lo status domiciliare o revocarlo. E, dal momento che Zagaria si trova ora a Pontevico (Brescia), nell’abitazione della moglie dove convivono anche due figli minori, potrebbe decidere il Tribunale di Sorveglianza competente che è quello di Brescia. È quanto probabilmente chiederanno i legali.

L’udienza non è ancora fissata. Ma c’è un’altra data che si attende ovvero quella della decisione della Corte Costituzionale: infatti il 9 giugno sempre il tribunale di Sorveglianza di Sassari ha ritenuto incostituzionale il decreto Bonafede scattato dopo le polemiche dei domiciliari per molti detenuti. Un decreto di revoca dei domiciliari non garantito costituzionalmente secondo il tribunale sassarese. Si tratta infatti di conciliare il diritto alla salute con il regime carcerario dove non è consentito procedere alle cure necessarie diventate ancora più difficile da eseguire con l’avvento della pandemia da Coronavirus.

Come si ricorderà, per Zagaria era diventato impossibile trovare una sistemazione essendo diventati centri Covid, nel sassarese, le strutture ospedaliere. I domiciliari, furono concessi, scrivono i giudici, previa informazioni delle forze dell’ordine, infatti i carabinieri «non evidenziavano controindicazioni» presso l’abitazione della moglie.

Intanto, alla Consulta – per contrastare il decreto Bonafede nato dopo le polemiche sollevate nel corso della trasmissione Non è L’Arena che però non ha mai approfondito i gravi motivi di salute di Zagaria – sono arrivati anche altri casi di detenuti ai domiciliari richiamati in carcere: e anche per questi, come deciso dal tribunale di Sorveglianza di Spoleto o Avellino, si attenderà la decisione della Corte di Costituzionale che dovrà stabilire se quel decreto rispecchia i canoni costituzionali. Il tribunale, nell’esercizio dei suoi poteri, discrezionali, aveva infatti compiuto un bilanciamento tra ragioni di sicurezza e diritti del detenuto a curarsi, e aveva concesso i domiciliari sottoposti a un termine preciso di durata. Ovvero i cinque mesi che scadranno tra pochi giorni.

Adesso, argomentano i magistrati, sulla base del decreto, “il detenuto si trova esposto a un regime di rivalutazioni che, oltre a non essere rispettoso del termine, contiene preoccupanti aspetti di limitazione della sfera di competenza dell’autorità giudiziaria e una riduzione della tutela dei diritti fondamentali alla salute e all’umanità della pena“. Tutto questo, conclude il tribunale, è in contrasto con il dettato della Costituzione.

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