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Camorra, omicidio “Lello” Lubrano. Perchè il clan dei Casalesi uccise il figlio del clan rivale

L’omicidio è da inquadrare nella faida tra il clan dei Casalesi e quello locale dei Lubrano-Ligato-Abbate per la supremazia sul territorio di Pignataro Maggiore.

Nella mattinata odierna, presso le Case Circondariali di Sassari, Tolmezzo e Viterbo i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di 4 persone gravemente indiziati, a vario titolo, di associazione di tipo mafioso (Clan dei casalesi-fazione Zagaria) e dell’omicidio di Lubrano Raffaele classe 1959 alias “ Lello”, figlio del capo clan Vincenzo, avvenuto a Pignataro Maggiore il 14 novembre 2002.

La sera di quel novembre la vittima, dopo aver lasciato il suo studio di via Vittorio Veneto, mentre percorreva la citata strada a bordo di una Toyota Land Cruiser, diretta verso la zona periferica, veniva dapprima superata da un’Alfa Romeo 164 e poi bloccata nei pressi del Bar Giordano, dove i killer iniziavano ad esplodere diversi colpi d’arma da fuoco. Il Lubrano, nel disperato tentativo di scampare all’agguato, riusciva ad invertire la marcia, tentando la fuga in direzione del centro abitato. Il commando omicida, quindi, si poneva all’inseguimento esplodendo numerosi colpi lungo l’intero tragitto fino alla via Latina, ove i killer raggiungevano e finivano il Lubrano che, nel frattempo, dopo aver urtato con il suo fuoristrada il muro di un’abitazione, aveva tentato una disperata la fuga a piedi. Portato a termine l’efferato delitto, gli autori si dileguavano in direzione di Pastorano, abbandonando l’Alfa Romeo 164, risultata rubata ad Aversa due giorni prima, in località Arianova ove veniva successivamente rinvenuta bruciata con all’interno le armi poco prima utilizzate.

Le indagini hanno consentito di accertare come l’omicidio in questione nacque a seguito delle mire espansionistiche del clan dei Casalesi su una porzione di territorio ove agiva un sodalizio criminale autoctono, il clan Lubrano-Ligato-Abbate. Ciò, nel corso del tempo, aveva determinato spesso frizioni, seguite da tregue strategiche, al culmine delle quali il vertice camorristico di Casal di Principe era prevalso, dettando le proprie regole, imponendo la presenza di loro luogotenenti e costringendo “i paesani” ad accontentarsi della gestione di attività delittuose di minore rilevanza e fruttuosità.

I provvedimenti restrittivi costituiscono l’epilogo di una articolata attività investigativa coordinata dalla DDA di Napoli, avviata nel 2019 che ha consentito di accertare il coinvolgimento nell’omicidio, a vario titolo, di Zagaria Michele e Caterino Giuseppe, rispettivamente detenuti presso le case circondariali di Sassari e Viterbo, quali mandanti, mentre Nobis Salvatore e Santamaria Antonio, rispettivamente detenuti presso le case circondariali di Tolmezzo e Viterbo, hanno avuto un ruolo da basisti con il compito di seguire la vittima durante i suoi spostamenti.

Nell’ambito della medesima attività investigativa, nell’anno 2020, è stato emesso analogo provvedimento restrittivo a carico di Francesco Schiavone detto “Cicciariello”, omonimo e cugino del capo clan Francesco Schiavone, alias “Sandokan”.

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