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Liberi da vincoli

Camorra. Ergastolo per Maria Buttone, fu lei ad ordinare l’omicidio di Angela Gentile, amante di Domenico Belforte

All’alba di questa mattina, la Squadra Mobile della Questura di Caserta, guidata dal dirigente V.Questore Aggiunto dr. Davide Corazzini, ha dato esecuzione ad una Ordinanza di Custodia Cautelare in carcere, emessa dal Gip del Tribunale di Napoli su richiesta del sostituto procuratore dr. Luigi Landolfi della DDA di Napoli, nei confronti di Maria Buttone, moglie di Domenico Belforte, storico ras dell’omonimo clan camorristico di Marcianise, detti anche “Mazzacane“.

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Le pene inflitte

Il provvedimento è stato emesso all’esito del deposito delle motivazioni con le quali il 19 dicembre 2019, con sentenza emessa al termine di rito abbreviato, il Giudice della Udienza Preliminare del Tribunale di Napoli ha condannato Domenico Belforte a 30 anni di reclusione e la moglie Maria Buttone alla pena dell’ergastolo, più pene accessorie, in quanto giudicati responsabili dell’omicidio di Gentile Angela, consumato nell’ottobre del 1991.

La Buttone è stata condannata altresì per il delitto di associazione di tipo mafioso in quanto riconosciuta quale effettiva “reggente” del clan Belforte di Marcianise, almeno dall’aprile 2016 all’agosto 2017.

Gli elementi probatori alla base dell’emissione della sentenza, confermati nella misura cautelare eseguita, sono stati acquisiti nell’ambito di una lunga e complessa indagine che, sviluppata dalla Squadra Mobile della Questura di Caserta, con il Coordinamento dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, ha permesso di far luce sulla sparizione di Angela Gentile, verificatasi nel 1991, ma solo recentemente ricostruito dalla DDA e dalla Squadra Mobile della Questura di Caserta, oltre che sulle più recenti dinamiche pertinenti alla gestione del clan de “i Mazzacane”, le cui redini sono rimaste per lungo tempo nelle mani della “first lady” criminale di Marcianise.

La mansarda a parco Cerasole

Angela Gentile era stata per lungo tempo l’amante di Domenico Belforte. Da lui, nel 1978, aveva avuto anche una figlia. Il ras non aveva mai “ufficializzato” quella nascita, al punto da non riconoscere la neonata. Nel 1991, periodo precedente la scomparsa, quando ormai la bimba aveva 13 anni, Domenico Belforte si era riavvicinato ad Angela al punto da offrirle anche alcuni contributi di ordine economico. “Sì – così i familiari di Angela – aveva ripreso a frequentare Belforte dopo essersi lasciata con Salvatore Giuliano”, e poi, “Mimì Belforte aveva preso in fitto una mansarda al Parco Cerasole a Caserta per Angela e per sua figlia“.

L’omicidio di Angela Gentile

Questo scatenò le ire della Buttone che mise Domenico Belforte di fronte a un aut aut: o lo avrebbe lasciato, portando con sé i loro figli, oppure lui avrebbe dovuto assassinare quella donna e occultarne il cadavere. In cambio, avrebbe accettato di crescerne la figlia presso la loro casa.

Il cadavere di Angela mai ritrovato. La bimba adottata dagli assassini della mamma

L’epilogo fu che Angela venne uccisa e il suo corpo occultato. Ancora oggi il cadavere non è stato ritrovato. Allo stesso tempo, Maria Buttone tenne fede al patto, accogliendo la bambina presso casa “Belforte”.

Lady Camorra

In ordine alle vesti di “ras” dei Mazzacane, assunte dalla Buttone, le indagini hanno dimostrato come la donna abbia continuato a gestire il clan in nome e per conto del marito Domenico, con massimo potere decisionale.

I personaggi emersi, infatti, tutti legati tra loro dal vincolo familiare, hanno continuato a ruotare attorno alla Buttone, coltivando le attività estorsive, in particolare quelle limitate ad una platea di storici contribuenti che, fino al tempo di svolgimento dell’indagine, hanno ancora perorato il culto del “clan Belforte”, versando danaro alla famiglia del boss.

Terminati gli atti di rito, Maria Buttone è stata associata alla Casa Circondariale di Santa Maria Capua Vetere, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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