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Liberi da vincoli

Camorra a Caserta. 7 custodie cautelari, tra questi la moglie del capo zona dei Mazzacane

Secondo l'Accusa Concetta Buonocore gestiva gli affari del clan dal carcere. Tra le attività illegali una sala scommesse a Casagiove, un parcheggio e un negozio di animali a Maddaloni

Questa mattina, su ordine della Direzione Distrettuale Antimafia presso il Tribunale di Napoli, i Carabinieri del Nucleo Investigativo di Caserta hanno eseguito 7 OCC, Ordinanze di Custodia Cautelare (4 in carcere e 3 agli arresti domiciliari), nei confronti di altrettante persone, secondo la Pubblica Accusa ritenute, a vario titolo, responsabili di associazione di tipo mafiosa (art. 416 bis codice penale), altresì ritenute appartenenti al sodalizio criminale del clan Belforte detti anche Mazzacane, nonché di traffico di sostanze stupefacenti. Le persone colpite da ordinanza di custodia cautelare in carcere sono: Buonocore Concetta (cl. 1962); Maravita Michele (cl. 1987); D’Angelo Consiglia (cl. 1974) e Vergone Agostino (cl. 1989), mentre agli arresti domiciliari sono stati posti: Coppola Ferruccio (cl. 1988); Giglio Umberto (cl. 1984) e Orefice Giuseppe (cl. 1977).

Il controllo degli affari dal carcere

La misura cautelare ha colpito affiliati di spicco del citato sodalizio, tra i quali, Buonocore Concetta, moglie del Della Ventura Antonio detto “Il Coniglio”, capo zona a Caserta del sodalizio marcianisano dei “Mazzacane”, la quale nonostante il suo stato detentivo era costantemente messa a conoscenza della situazione esterna da congiunti e collaboratori, e manteneva pertanto un costante controllo delle attività illecite del gruppo criminale, organizzando addirittura “regolamenti” di conti nei confronti di soggetti che avevano mancato di rispetto al genero Michele Maravita.

La sala scommesse a Casagiove, un parcheggio e un negozio di animali a Maddaloni

Il Maravita avvalendosi del potere intimidatorio derivante dall’appartenenza al clan Belforte, ha gestito il traffico di sostanze stupefacenti nel capoluogo di Terra di Lavoro. Questi per conto della suocera, aveva assunto la direzione degli affari di famiglia gestendo le attività commerciali (una sala scommesse a Casagiove, un parcheggio e un negozio di animali a Maddaloni), dirigendo le attività illecite (stupefacenti, usura, estorsioni e riciclaggio) e provvedendo al sostentamento dei propri collaboratori e dei detenuti. Di fatto il punto di riferimento per gli altri appartenenti e affiliati al clan su Caserta, Maddaloni e comuni limitrofi.

Vergone Agostino era il braccio destro di Maravita Michele e si occupava principalmente della conduzione delle piazze di spaccio fornendo (e talvolta imponendo) le sostanze stupefacenti ai vari pusher.

D’Angelo Consiglia, ritenuta la faccendiera di Maravita, poneva in essere tutte le condotte necessarie per preservare l’operatività del gruppo criminale, come ad esempio il reperimento di telefoni cellulari e di schede telefoniche intestate a soggetti fittizi e l’organizzazione degli accompagnamenti in carcere per le visite alla Buonocore e ai Della Ventura.

Le piazze di spaccio di Maravita erano materialmente gestite da Vergone, che si avvaleva dei pusher Coppola Ferruccio, Giglio Umberto e Cinotti Paolo. Lo stupefacente (cocaina, hashish e marijuana) arrivava da diverse zone del napoletano con Orefice Giuseppe che si occupava dell’intermediazione, in particolar modo per l’hashish.

L’alto tenore di vita e i viaggi all’estero

Un giro d’affari di svariate migliaia di euro settimanali che consentiva a Maravita di mantenere un tenore di vita molto elevato, caratterizzato da numerosi eccessi come viaggi all’estero in residenze di lusso, gite in barca e puntate ai casinò.

La processione fatta passare sotto casa a Santa Barbara

La deviazione della processione religiosa della SS. Vergine Delle Grazie fin sotto la casa di famiglia, nel luglio 2017, è stata la dimostrazione dell’influenza e della forza del clan nella frazione Santa Barbara di Caserta.

L’agguato

Nel maggio 2017 ci sono anche stati dei momenti di tensione poiché Cinotti aveva intenzione di rendersi autonomo dal gruppo di Maravita. Quest’ultimo, la sera del 23 maggio, aveva organizzato un agguato e lo aveva aggredito insieme ad altri soggetti, tra i quali Vergone Agostino, che nell’occasione aveva anche esploso un colpo d’arma da fuoco fortunatamente senza conseguenze.

L’attività investigativa ha quindi confermato la piena attività del clan Belforte, con particolare riferimento ai comuni di Caserta e Maddaloni.

Gli indagati a piede libero

Carbone Vincenzo 1973 Caserta; Carponi Maxmiliano 1982 Caserta; Cioffi Pietro 1966 Caserta; D’Itri Alfonso 1970 Caserta; Della Ventura Maddalena 1987 Valle di Maddaloni; Maio Pasquale 1996 San Marco Evangelista; Scalino Virginia 1983 Caserta; Tunisino Felice 1977 Caserta; Vergone Antonio 1990 Caserta; Vergone Clemente 1970 Caserta.

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