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Liberi da vincoli

Biodigestore a Caserta, le parole dell’Assessore alla Transizione Ecologica Carmela Mucherino

“A Caserta esiste una carenza impiantistica acclarata riguardo il trattamento del rifiuto, in particolare del FORSU (la frazione organica del rifiuto solido urbano). Sotto questo punto di vista è innegabile, come dichiarano innumerevoli esperti, che la tecnologia del biodigestore è la più efficace e rispettosa dell’ambiente all’interno di una conurbazione urbana come quella dell’area di Caserta.

Lo stesso Ministero della Transizione Ecologica, concepito dal Movimento 5 Stelle, ha emanato decreti specifici per l’Economia Circolare nell’ambito del PNRR nel quale vengono finanziati impianti di trattamento della frazione organica previa digestione anaerobica (a secco, umido o a processo misto), cattura del biogas e successiva estrazione del metano.

Legambiente ha sottolineato come la digestione anaerobica sia un processo che comporti notevoli vantaggi su diversi fronti: permettere la chiusura del ciclo di frazione organica differenziata. Si legge nel comunicato stampa di Legambiente: “Decarbonizzazione, ottimizzazione di differenziata e scarti agroalimentari, riduzione del problema degli spandimenti: tutti i vantaggi del biocombustibile a km zero. Le tecnologie ormai consolidate minimizzano tutte le questioni sollevate, a partire da odori sgradevoli, e non producono batteri patogeni”.

Allora perché l’opinione pubblica è divisa e spaventata? Certamente sono complici le innumerevoli fake news che si leggono in rete ma anche perché in Italia, e soprattutto nel mezzogiorno, siamo stati spettatori negli anni passati di una mala gestione del rifiuto.

Dobbiamo farci condizionare? Secondo noi no. Dobbiamo permettere alle nuove tecnologie e ai finanziamenti europei di aiutarci a risolvere i nostri problemi ambientali, con un occhio vigile e attento e con tutte le precauzioni del caso. Si perché di questo stiamo parlando, il nostro è un grosso problema ambientale: i nostri rifiuti umidi viaggiano per centinaia di chilometri per essere trattati altrove.

Qual è la strada maestra? È quella che ci indicano le comunità scientifiche, i documenti di indirizzi internazionali e nazionali, gli esperti a livello europeo e nazionale, tra questi anche esponenti di spicco del Movimento 5 Stelle impegnati nelle tematiche della Transizione Ecologica come Ilaria Fontana, Sottosegretario di Stato del Ministero della Transizione Ecologica, Agostino Santillo, Senatore e coordinatore del Comitato infrastrutture e mobilità sostenibile, Gianni Pietro Girotto, Senatore e Presidente della 10° Commissione permanente (Industria, commercio, turismo), Patty L’Abbate, Senatrice e componente nella 13° Commissione permanente (Territorio, Ambiente, Beni ambientali) con i quali ho avuto modo di confrontarmi in questi mesi e che ringrazio per la collaborazione e il supporto tecnico scientifico e politico.

Tuttavia, l’elemento cruciale è la corretta collocazione di tali impianti. Come sottolinea Legambiente, la soluzione ottimale è realizzarli su scala provinciale, nelle aree industriali, nei pressi dei luoghi di maggior produzione dei rifiuti in modo da limitare al massimo lo spostamento di questi ultimi sul territorio. In tale ottica, Caserta merita un impianto. Tuttavia, la localizzazione attualmente prevista desta delle preoccupazioni perché, seppur in area industriale, si trova vicinissima dalla Reggia di Caserta patrimonio dell’Unesco e nella sua buffer zone, oltreché allo storico viale Carlo III e al quartiere di via Acquaviva”.

La revoca del finanziamento è una procedura per ammettere l’opera nella successiva riprogrammazione comunitaria. Questa rappresenta una opportunità perché permetterà all’amministrazione di interloquire con la Regione anche sulle tematiche dell’allocazione dell’impianto con una tempistica a più ampio raggio. Sarà nei tavoli tecnici delle prossime settimane, in sinergia con la Regione, che si stabilirà il futuro di tale impianto.” – Carmela Mucherino, Assessore alla Transizione ecologica del Comune di Caserta.

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