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Liberi da vincoli

BASKET Serie B. Virtus Arechi Salerno – Scandone Avellino, “Il tredicesimo rimbalzo”

Il tredicesimo rimbalzo, ma avrei potuto titolarlo anche A 22 secondi dalla fine! È l’estrema sintesi del derby campano valevole per il campionato di basket di Serie B girone D1, disputato lo scorso 10 gennaio tra Virtus Arechi Salerno e Scandone Avellino. Più avanti capiremo il perché.

Raggiungere il Pala Longo è stato facile, comodo e piacevole. Certo, la giusta compagnia ha avuto la sua parte. Come pure disponibilità e accoglienza ricevute all’arrivo. C’era tutto: tavolo, sedia (con braccioli), Wi-Fi, presa della corrente, acqua, assistenza tecnica e statistiche aggiornate, fresche fresche di stampa.

Nel tiepido freddo della location, saltano subito all’occhio due dettagli: l’assenza del pubblico – insopportabilmente assordante – e della Stampa, eccezion fatta per il “focoso” corrispondente di Avellino. A parte noi tre, non c’era nessun altro. Nessuno!

Tornando alla pallacanestro giocata. È stata una partita sostanzialmente equilibrata; non un manifesto alla bellezza del basket, ma senz’altro avvincente e carica d’intensità.

Sul parquet, domenica, si confrontavano la prima e la seconda difesa del campionato; due squadre che, a suon di “strappi“, hanno battuto rispettivamente la media punti in casa e fuori casa (Avellino). Saranno 19 i cambi di guida nel vantaggio; ben 12 volte in parità, con conseguente annullamento dei parziali (8 punti max per entrambe). Insomma, se nel Basket fosse previsto il pareggio, in uno scenario surreale, la gara dell’altra sera poteva finire così: Salerno pareggia, vincendo su una Scandone mai doma.

In questo derby equilibrato, la vittoria va alla strategia griffata da coach Adolfo Parrillo, corroborata da un efficace approccio didascalico. Mi spiego meglio: il combinato disposto di precise geometrie da rispettare in campo – sia nel pitturato che in difesa – e l’esaltazione del tiro da due a scapito della perimetralità, ha prodotto un considerevole patrimonio in rimbalzi offensivi, tiri liberi e molti palloni persi tra le fila irpine (-11 a sfavore dei Lupi del Partenio).

Più rimbalzi in attacco, sono più punti su secondi tiri (16 vs 10); più palloni catturati, sono più punti sottratti al gioco avversario: Salerno ne ha capitalizzati ben 22, contro i 9 della Scandone. Puntare su una costruzione dei giochi dalla media, con precise spaziature in area, ti consente una certa pericolosità nel pitturato: Salerno ha prodotto ben 42 punti, contro i 28 di Avellino.

La partita sta tutta qui, concentrata nei 3 nodi appena descritti. Ma l’episodio che, più di tutti, ha romanzato il finale di gara, arriva a 22 secondi dalla sirena quando un “maturo” Marco Rossi (39 anni), fa suo “Il tredicesimo rimbalzo…” È l’eroe della gara: classe 81, 185 cm, miglior rimbalzista e … manda i titoli di coda!

Due cose, proprio, non ci sono piaciute: i modi troppo severi di coach De Gennaro su Domenico Marzaioli, “punito” con minutaggio basso, che favoriva ingiustamente “altri“; la squadra irpina che, ripetutamente, ignorava l’ex Juvecaserta e Biella, anche quando si trovava in posizione di tiro pulito, coi piedi a terra. Non è stato per niente bello rilevarlo. Mi chiedo, perché?

Le interviste video a Domenico Marzaioli e Andrea Valentini

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