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Liberi da vincoli

BASKET Serie B, Scandone Avellino – Virtus Arechi Salerno. Lo “Zero”, lo “Smile” ed il “Rompiscatole”

Innanzitutto, le buone maniere. Il nostro più sentito grazie, per l’ospitalità e disponibilità ricevute da tutto lo staff della S.S. Felice Scandone 1948. Il Pala Del Mauro ci è sembrata una struttura davvero in “ottima forma”; complimenti a custodi e manutenzione. Lì sanno tenere ordine in casa, evidentemente.

Tornare nella tana dei Lupi verdi, dopo oltre due anni, svuotata del suo pubblico caldo, ha fatto un certo effetto. Impossibile impedire, alla mente, di tornare alle tante gare, derby, giocate con la Juvecaserta; op­pure alle tante serie di play-off disputate dagli irpini: gli unici, in Cam­pania, in corsa per lo scudetto di LegaA nell’ultimo decennio.

La gara di domenica 27 febbraio 2021, però, era ben lungi da quei glo­riosi fasti agonistici ancora impressi nelle nostre memorie.

Ma veniamo a noi. La partita di ieri. Anzi, il titolo del pezzo.

Lo “Zero”. La prova monstre di Tortù: 17 punti, 11 rimbalzi (di cui 8 offensivi), 8 falli subiti, 14 di +/- e 23 di val. Lega. Insomma, MVP gara.

Lo “Smile”. Ieri sera abbiamo assistito ad un fatto molto raro: lo sfondamento col difensore inscritto nello smile. Non capita, in una gara, di assistere con certezza ad un evento del genere.

Men che meno quando, a fischiare la penalità è, manco a farlo appo­sta, proprio l’arbitro più vicino all’azione di gioco incriminata. Una circostanza del genere, lo devo dire, vale il prezzo di un biglietto. O, come nel mio caso, un accredito stampa.

Il Rompiscatole… anziché “apriscatole“. In una parola, Sousa. Valido tiratore per la categoria (interessanti le sue medie: 16 ppg, 53% da 2 e 3 rpg) – da cui il termine tecnico apriscatole – ma con un’inclinazione al gioco troppo individuale, ed un ricorso al “reclamo” un po’ troppo ricorrente. Da qui l’aggettivo rompiscatole. Nel senso stretto del termine.

Passando agli aspetti più squisitamente tecnici, invece

La gara di ieri, invero, è stata la riprova – qualora ce ne fosse bisogno – della tenacia e dello spessore tecnico di un arrabbiatissimo Adolfo Parrillo. Costretto, in settimana, prima a dimettersi – dimissioni rispedite al mittente – e poi a tornare di nuovo in “sella” per guidare i Bleugrana. Ed i suoi ragazzi, hanno risposto tutti “presente!”, seguendo pedissequamente il piano partita preparato dal coach. Col dominio assoluto del pitturato, in entrambe le metà campo, a suon di rimbalzi (53), di incursioni in area (28p.ti solo a metà gara), di punti da palloni rubati (20 solo a metà gara) e punti da contropiede (11 solo a metà gara), Avellino ha alzato bandiera bianca già a metà del terzo periodo.

Troppo misurato l’apporto in attacco della squadra di casa; stessa cosa, dicasi per il contributo dalla panchina. A tal proposito, sollevo di nuovo un’obiezione già proposta in precedenza: vista la contingenza che in­combe sul roster irpino, faccio fatica a dare un senso allo scarso minu­taggio concesso ad un giocatore di esperienza come Marzaioli. Meno di 7 minuti su 40, per uno che potrebbe offrire un contributo sostanziale e di qualità – visto il suo curriculum cestistico – sono davvero sottostimati, per usare un eufemismo. Come si spiega tutto ciò?

Conclusione: la coperta corta, il gioco troppo individuale di Sousa, un impalpabile Brunetti, la vulnerabilità a rimbalzo, ed una difesa 3-2 poco indicata al tonnellaggio espresso in area da Salerno, sono risultate una combinazione fatale. La Virtus porta a casa agevolmente la gara, scaccia i fantasmi e si prepara al big-match con Rieti.

Chiudo con un’inedita, quanto eccezionale, citazione che giunge diret­tamente dalla sideline di una delle due panchine. La frase è questa: “Vint’ann j circ, e manc ‘na capriola c’amm ‘mparat..”

Sono persuaso che la traduzione non sia perfetta… Ma, il significato, non nutro alcun dubbio che l’abbiate perfettamente inteso!

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